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Chiesa

Page history last edited by Paolo E. Castellina 6 months, 2 weeks ago

Chiesa


Nel greco classico il termine chiesa indica l'assemblea della popolazione (il demos) di una città libera. Il termine ha quindi un significato politico e non religioso, e potrebbe tradursi (secondo l'etimologia del termine) "convocazione". I cittadini che formano l'ἐκκλησία (ekklēsia) sono gli ἐκκλητοι (ekkletoi), i convocati.
Gli scrittori del Nuovo Testamento non hanno ricavato questo termine dall'uso che se ne faceva in Grecia, ma dalla traduzione greca dell'Antico Testamento, la Septuaginta, dove ha il significato di "assemblea, congregazione" (Deuteronomio 9:10; 18:16; 1 Re 8:65). Quando è seguita dal genitivo "del Signore", ἐκκλησίαν κυρίου (l'assemblea del Signore), traduce il termine ebraico קהל יהוה (Deuteronomio 23:2 ss; Michea 2:5). Interessante, però, che l'originale greco chiami ἐκκλησία (ekklēsia) chiesa, assemblea" (quindi in senso civile e non religioso) la riunione dei cittadini di Efeso nel teatro della città: "Intanto, chi gridava una cosa, chi un'altra; infatti l'assemblea era confusa; e i più non sapevano per quale motivo si fossero riuniti" (Atti 19:32).

La Septuaginta usa anche un secondo termine per tradurre il concetto ebraico di "popolo di Dio", συναγωγή (sunagōgē), radunanza, assemblea, da cui "sinagoga", quasi mai adoperato nel Nuovo Testamento riferito ai cristiani, perché già indicava la comunità giudaica e il suo luogo di culto.

Chiesa nei vangeli


Il termine "chiesa" ricorre solo tre volte nei vangeli, e precisamente nel Vangelo secondo Matteo. In primo luogo quando Gesù, nei dintorni di Cesarea di Filippo, rivolto all'apostolo Pietro che aveva dichiarato la sua fede in Lui: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente», dice: "E anch'io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere" (Matteo 16:18).

In secondo luogo in Matteo 18:17 quando Gesù fornisce ai Suoi discepoli istruzioni su come debbano essere trattati casi difficili nei rapporti fra i cristiani: "...se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano".
In questi testi è Gesù stesso, quindi, che definisce la chiesa come la comunità di coloro che confessano la loro fede in Lui come il Messia promesso e il Figlio di Dio. E' simile a quella di Tommaso:
«Signor mio e Dio mio!» (Giovanni 20:28). Questa fede è dono di Dio: "non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli" (Matteo 16:17). La chiesa, quindi, è una comunità di persone che nasce e vive per sovrana iniziativa di Dio.

Le fondamenta (la pietra fondamentale) che sta alla base della chiesa è la confessione di fede di Pietro e degli altri Suoi discepoli ed apostoli. E' la chiesa come comunità messianica il "resto messianico" del popolo di Israele. Probabilmente per "chiesa" Gesù qui potrebbe così aver usato originalmente il termine aramaico
Kenistà. E' una comunità impostata allo stile di vita di Gesù, cioè di grazia e perdono, ma che non esita a escludervi chi ostinatamente rifiuta di conformarvisi (Matteo 18:15-20).

Chiesa degli Atti degli Apostoli


Il termine "ekklesia" è usato innanzitutto per indicare la comunità cristiana formatasi a Gerusalemme in seguito alla predicazione degli apostoli (Atti 5:11; 8:1-3). Coloro che, insieme agli apostoli, hanno accolto il fatto che Gesù è il Messia, sono battezzati, ricevono la grazia del perdono dei loro peccati ed il dono dello Spirito Santo.

Inizialmente continuano a frequentare, come ogni buon Giudeo, il Tempio di Gerusalemme, ma si sentono essi stessi l'Israele degli ultimi tempi, la continuazione del popolo di Dio dell'Antico Testamento. Come tale ha già ricevuto il dono dello Spirito del Messia. Un passo del discorso di Stefano (Atti 7:38, cfr. Deuteronomio 9:10) dice, infatti: "...questi è colui che nell'assemblea del deserto fu con l'angelo che gli parlava sul monte Sinai e con i nostri padri, e che ricevette parole di vita da trasmettere a noi" (L'espressione "assemblea del deserto" traduce in italiano ancora l'originale "ekklesia" e si stabilisce così l'identificazione chiesa = vero Israele).

La
"chiesa che era a Gerusalemme" (Atti 8:1) aveva uno stile di vita solidale ed esemplare, segno questo che, nonostante la giovinezza di questa comunità, avevano recepito che cosa significasse "lo stile di vita" insegnato da Gesù. "Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno" (Atti 2:44,45); "...lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati" (Atti 2:47).

La chiesa di Gerusalemme ben presto, però, a causa delle persecuzioni, si disperde, ma questo è pure funzionale, nei piani di Dio, all'espansione della chiesa cristiana. Si noti come Paolo (prima della sua conversione, contribuisca involontariamente alla diffusione del cristianesimo:
"E Saulo approvava la sua uccisione. Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. (...) Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione" (Atti 8:1,3); "...così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero" (Atti 9:31).

Si comincia così a parlare delle chiese (plurale) sparse per ogni dove:
"Le chiese dunque si fortificavano nella fede e crescevano ogni giorno di numero" (Atti 16:5). Ciascuna di queste chiese non è una "dipendenza" di quella di Gerusalemme, ma è chiesa in tutta la sua pienezza ed attribuzioni. Ciascuna comunità cristiana locale si dota di proprii responsabili ed è in collegamento con gli Apostoli. "...la notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia.(...) Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani" (Atti 11:22,26). "Dopo aver designato per loro degli anziani in ciascuna chiesa, e aver pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore, nel quale avevano (...) Giunti là e riunita la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri" (Atti 14:23-27); "Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione degli stranieri e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. (...) Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro. (...) Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di scegliere tra di loro alcuni uomini da mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba: Giuda, detto Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli. (...) E percorse la Siria e la Cilicia, rafforzando le chiese" (Atti 15:3,4,22,41).

Particolarmente significativo è il discorso d'addio dell'apostolo Paolo ai responsabili della chiesa di Efeso, dove egli ricorda di prendersi diligente cura delle comunità loro affidate.
"Da Mileto mandò a Efeso a chiamare gli anziani della chiesa. (...) Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue" (Atti 20:17,28). La chiesa si differenzia da ogni altra istituzione o raggruppamewnto umano perché "è di Dio": nasce, è nutrita e si sviluppa su iniziativa di Dio.

Chiesa nelle epistole paoline


Nelle lettere di Paolo il significato del termine "chiesa" o "chiese", si sovrappone e confonde (intenzionalmente?) per indicare la Chiesa nel suo insieme, o "tutte le chiese di Cristo", o "la chiesa che è a...", "la chiesa di...", "la chiesa che si riunisce a... (città), o "la chiesa che si riunisce in..." (una particolare casa). L'apostolo Paolo scrive le sue lettere a diversi raggruppamenti locali di cristiani. Essi sono tutti "chiesa" anche quelli più piccoli, non importa il numero delle persone che li compongono: "Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell'Asia per Cristo" (Romani 16:5); (cfr. "Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro" Matteo 18:20). In ogni caso, nelle lettere di Paolo, "problemi locali" di una chiesa particolare, sono pure problemi della Chiesa nel suo insieme, o di "tutte le chiese di Cristo": "Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, ...) i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni. (...) Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutte le chiese di Cristo vi salutano" (Romani 16:1,4,16).

Il Capo supremo della Chiesa è solo Gesù Cristo:
"Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa" (Efesini 1:22); "affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio (...) a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen." (Efesini 3:10,21); "Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. (...) per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile" (Efesini 5:24,27). Gli oiginali apostoli, fintanto che vivono, sono il punto di riferimento ultimo come depositari della rivelazione e testimoni della risurrezione. In seguito, dopo la loro morte questo "punto di riferimento" viene assunto dalle Sacre Scritture (le lettere apostoliche devono circolare) e dalla fraterna consultazione (Cfr. Galati 1:8). "Quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi, e leggete anche voi quella che vi sarà mandata da Laodicea" (Colossesi 4:16).

Tutti i cristiani sono considerati "santi" o "santificati", cioè persone "messe a parte" da Dio per uno scopo particolare:
"alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro:" (1 Corinzi 1:2). Questo implica, evidentemente, che la testimonianza morale che danno debba essere il più possibile irreprensibile: "Non date motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla chiesa di Dio" (1 Corinzi 10:32); "Se poi a qualcuno piace essere litigioso, noi non abbiamo tale abitudine; e neppure le chiese di Dio. (...) Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra voi, e in parte lo credo (...) O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Devo lodarvi? In questo non vi lodo" ( 1 Corinzi 11:16,18,22).

 


Le chiese si riuniscono in modo ordinato e costruttivo
: "Chi parla in altra lingua edifica sé stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa. (...) Quando dunque tutta la chiesa si riunisce, se tutti parlano in altre lingue ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno che siete pazzi? (...) perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace. (...) Come si fa in tutte le chiese dei santi, le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. (...) Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea" (1 Corinzi 14:4,23,33,34,35).La dottrina cristiana viene insegnata in modo conforme ed omogeneo in ogni chiesa: "Appunto per questo vi ho mandato Timoteo, che è mio caro e fedele figlio nel Signore; egli vi ricorderà come io mi comporto in Cristo Gesù, e come insegno dappertutto, in ogni chiesa" (1 Corinzi 4:17).

Le chiese locali possono essere realtà multi-etniche con persone che appartengono a diverse classi sociali e condizione (anche se prevalgono le classi inferiori). Non sono prive per questo di problemi, ma la varietà dei loro membri "deve essere così" ed è testimonianza della riconciliazione prodotta da Cristo:
"...fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili" (1 Corinzi 1:26); "Quando dunque avete da giudicare su cose di questa vita, costituite come giudici persone che nella chiesa non sono tenute in alcuna considerazione" (1 Corinzi 6:4). I membri della chiesa sono pure legati da responsabilitàdi mutuo soccorso: "Se qualche credente ha con sé delle vedove, le soccorra. Non ne sia gravata la chiesa, perché possa soccorrere quelle che sono veramente vedove" (1 Timoteo 3:5,16).

Dio accorda, ai diversi membri della/delle chiese dei doni/capacità per servire al loro progresso:
"E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, diversità di lingue" (1 Corinzi 12:28). Nelle lettere pastorali troviamo quali debbono essere funzioni e caratteristiche dei vari ministeri nelle chiese: "(perché se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?), (...) affinché tu sappia, nel caso che dovessi tardare, come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità" (1 Timoteo 3:5-15).


Chiesa negli altri scritti del Nuovo Testamento
Le chiese sono legate fra di loro anche dalla reciproca solidarietà: "Quanto poi alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. (...) Le chiese dell'Asia vi salutano. Aquila e Prisca, con la chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore" (2 Corinzi 16:1,19); "Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia che Dio ha concessa alle chiese di Macedonia (...) Insieme a lui abbiamo mandato il fratello il cui servizio nel vangelo è apprezzato in tutte le chiese" (1 Corinzi 8:1,18); "Ho spogliato altre chiese, prendendo da loro un sussidio, per poter servire voi. (...) Oltre a tutto il resto, sono assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese" (2 Corinzi 11:8,28); "In che cosa siete stati trattati meno bene delle altre chiese, se non nel fatto che io stesso non vi sono stato di peso? Perdonatemi questo torto." (2 Corinzi 12:13).

 


Gli altri scritti del Nuovo Testamento non aggiungono nulla di nuovo a quanto abbiamo fin ora rilevato. La lettera agli Ebrei usa il termine "ekklesia" per riferirsi all'antico popolo di Dio e le nostre versioni lo traducono "assemblea": "...all'assemblea dei primogeniti che sono scritti nei cieli, a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti" (Ebrei 12:23; cfr. 2:12).

Giacomo menziona i responsabili della chiesa locale come le persone da chiamare al capezzale di un cristiano malato affinché preghino per lui:
"C'è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d'olio nel nome del Signore" (Giacomo 5:14).
La terza lettera di Giovanni parla della raccomandazione che hanno fatto pervenire all'Apostolo in favore di Gaio:
"Questi hanno reso testimonianza del tuo amore, davanti alla chiesa; e farai bene a provvedere al loro viaggio in modo degno di Dio" (3 Giovanni 6).

Il libro dell'Apocalisse è una testimonianza che Gesù stesso, tramite Giovanni, invia alle chiese:
"Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino" (Apocalisse 22:16). Inoltre, l'Apocalisse riporta i messaggi particolari che il Cristo risorto desidera che siano recapitati a sette chiese diverse (rappresentative di situazioni diverse che possono riproporsi, in 2:1,8,12,18; 3:1,7,14: "Giovanni, alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che sono davanti al suo trono (...) il mistero delle sette stelle che hai viste nella mia destra, e dei sette candelabri d'oro. Le sette stelle sono gli angeli delle sette chiese, e i sette candelabri sono le sette chiese"// (Apocalisse 1:4,20, cfr. 2:7; 23).

Espressioni parallele


Per descrivere la chiesa, la Bibbia utilizza un'ampia gamma di metafore. Esse includono:

  • Famiglia di Dio Padre (Efesini 3:14-15, 2 Corinzi 6:18).
  • Fratelli e sorelle nella famiglia di Dio (Matteo 12:49-50).
  • La Sposa di Cristo (Efesini 5:31-32).
  • Tralci della vite (Giovanni 15:5).
  • Un albero d'olivo (Romani 11:17-24).
  • Un campo coltivato (1 Corinzi 3:6-9).
  • Un edificio (1 Corinzi 3:9).
  • Un raccolto (Matteo 13:1-30; Giovanni 4:35).
  • Un nuovo tempio e un nuovo sacerdozio (1 Pietro 2:4-8)
  • La casa di Dio (Ebrei 3:3-6).
  • Colonna e fondamento della verità (1 Timoteo 3:15)
  • Corpo di Cristo (1 Corinzi 12:12-27).

 

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