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Discesa di Cristo agli Inferi

Page history last edited by Paolo E. Castellina 4 months, 1 week ago

Discesa agli inferi


La discesa agli inferi di Cristo

 
La discesa agli inferi di Cristo (in latino Descensus Christi ad Inferos) è una dottrina cristiana a cui fa riferimento il Credo apostolico ed il Credo atanasiano (o Quicunque Vult). Essa afferma come Cristo, dopo la sua morte, sia "disceso nel mondo dei morti". Com'è da intendere questa espressione? Semplicemente il fatto che Cristo sia davvero morto, abbia cioè fatto esperienza della morte, sia stato sotto il potere della morte, abbia fatto l'esperienza di chi muore, oppure che nel periodo di tempo fra la sua morte e la sua risurrezione, egli si sia recato con il suo spirito in un particolare regno dell'oltretomba chiamato "Ades" oppure anche "inferno"? Se quest'ultimo è il caso, si sono chiesti i teologi, che cosa vi sarebbe andato a fare?
La mancanza di un riferimento biblico preciso alla discesa di Cristo "agli inferi" (o "Ades") ha dato origine a controversie e ad interpretazioni divergenti.
La "discesa agli inferi" è pure come viene contrassegnata una particolare immagine dell'iconografia cristisna conosciuta in greco come Anastasis (termine greco per "risurrezione") considerata una creazione della cultura bizantina che appare per la prima volta in occidente nella prima parte dell'VIII secolo.

 

Storia della dottrina

 

La proposizione "Discese agli inferi" non si trova in un Credo orientale e, indubbiamente, il primo Credo di un qualsiasi tipo che lo contiene, pare che sia un Credo ariano , accettato a Rimini (Ariminium) nel 359, un Credo latino che conosciamo attraverso la versione greca nella "Storia ecclesiastica" di Socrate Scolastico . La fraseologia è interessante: "Fu crocifisso, e morì, e discese negli inferi, e vi dispose ogni questione; alla vista del Quale i portinai dell'Ades tremarono". E' stato suggerito come questa proposizione sia stata inserita nel Credo "per accecare più efficacemente gli occhi degli ortodossi" (Heurtley, Harmonia Symbolica, p. 134). Non è stato, però, che nel 400 circa che l'Articolo si ritrova nel Credo battesimale in connessione con la chiesa di Aquileia . Rufino dice che a quel tempo questa proposizione non si trovava nel Credo della Chiesa romana. Abbiamo, così, questa curiosa combinazione: nel Credo niceno c'è l'affermazione sul seppellimento, non sulla discesa; nel Credo atanasiano sulla discesa ma non del seppellimento. Nel Credo apostolico vi si trovano entrambi. Questa proposizione, però, è stata accettata solo gradualmente e soprattutto attraverso gli scritti diAgostino . Nel VII secolo compare forse per la prima volta la forma "descendit ad inferos" e dopo di questa si ritrovano tutte le due forme.
Il fatto della Discesa, sebbene non si trovi in un Credo fino alla fine del V secolo, però, era usato per contrastare l'eresia di Apollinare . Esso, infatti, forniva chiara prova che il nostro Signore avesse un'anima umana, dato che questa soltanto poteva discendere negli inferi. E' quindi curioso che questo articolo si trovi in un Credo ariano prima che compaia in uno ortodosso, ed è per questa ragione che si ritiene che la professione di fede ariana fosse intesa per distrarre l'attenzione dall'errore della vera questione fra di loro e la Chiesa al riguardo dell'essenziale divinità del Signore Gesù.

 
E' però notevole osservare che molto prima di queste affermazioni confessionali, la credenza in una discesa nell'Ades fosse adottata largamente. Era già sviluppata nel II e nel III secolo e, senza dubbio, questa credenza può essere considerata unanime, sebbene vi fosse grande differenza di opinioni sul suo significato e proposito. E' importante notare che, nonostante questo riferimento ampio e dettagliato alla discesa negli inferi, nessuno allora sembri concepire l'esistenza di un Purgatorio o di una nuova opportunità di salvezza per coloro che abbandonino questa terra senza avere accolto il Cristo come loro Salvatore e Signore.
La discesa di Cristo agli inferi è insegnata dai teologi del primo secolo: Melitone di Sardi (m. 180 circa), "Omelia sulla Passione"; Tertulliano ("Trattato sull'anima", 55), Ippolito ("Trattato su Cristo e sull'anticristo"); Origene (Contro Celso, 2:43) e, più tardi Ambrogio (m. nel 397).

 
Secondo il Vangelo apocrifo di Nicodemo , la discesa di Cristo agli inferi era stata prefigurata dalla risurrezione di Lazzaro dai morti prima della Sua crocifissione. Negli Atti di Pilato (di solito incorporati nel Vangelo di Nicodemo durante il Medioevo (III secolo a. D.)i capitoli 17 e 27 sono chiamati "La discesa di Cristo agli inferi". Contengono un drammatico dialogo fra Hades ed il principe Satana, e l'ingresso del Re di gloria, immaginato nel Tartaro.
Le speculazioni sulla discesa di Cristo nell'oltretomba sembrano piuttosto ricalcare e "cristianizzare" le mitologie molto diffuse nel mondo antico al riguardo di viaggi nell'oltretomba di vari personaggi più o meno divini ed il loro vittorioso ritorno da esso. Di fatto, le concezioni elleniste sull'eroica discesa nel mondo dei morti e il vittorioso ritorno da essi, seguono tradizioni più antiche delle religioni misteriche popolari al tempo di Cristo. L'epopea di Gilgamesh pure include tali scene, ed essa appare pure nell'Odissea (XI). Scrivendo poco tempo prima la nascita di Gesù, Virgilio lo include nell'Eneide . Il poco che conosciamo dei Misteri Eleusini e delMitraismo suggeriscono come un rituale di morte e risurrezione dell'iniziato era parte importante della loro liturgia. Questo trova paralleli nel culto di Osiride.
L'antica "Omelia sulla discesa del Signore" potrebbe riflettere queste tradizioni riferendosi al battesimo come simbolico della morte e della rinascita (Colossesi 2:9-15). A loro volta le tradizioni del Mitraismo potrebbero essere tratte da queste antiche credenze cristiane.

 

Riferimenti biblici

 

A sostegno dell'idea che Cristo, dopo la sua morte, sarebbe disceso nel regno dell'oltretomba, si citano diversi testi biblici che includono:

  • Matteo 12:40: "Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell'uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti".
  • Il vangelo di Matteo racconta che immediatamente dopo la morte di Cristo. "...la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, 52 le tombe s'aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; e, usciti dai sepolcri, dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti" (Matteo 27:51-53).
  • Giovanni 5:25: "In verità, in verità vi dico: l'ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l'avranno udita, vivranno".
  • Atti 2:27: "perché tu non lascerai l'anima mia nell'Ades, e non permetterai che il tuo Santo subisca la decomposizione".
  • 1 Pietro 3:19-20: "E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere, che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua".
  • 1 Pietro 4:6. "Infatti per questo è stato annunciato il vangelo anche a coloro che sono morti; affinché, seppur essendo stati giudicati nella carne secondo gli uomini, potessero vivere nello Spirito secondo Dio".
  • Ebrei 2:14-15: "Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita".
  • Efesini 4:8-10. "Per questo è detto: «Salito in alto, egli ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini». Ora, questo «è salito» che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa". E' una citazione del Salmo 68:18: "Tu sei salito in alto, portando prigionieri, hai ricevuto doni dagli uomini, anche dai ribelli, per far qui la tua dimora, o SIGNORE, Dio".
  • Filippesi 2:10: "...affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra".
  • Zaccaria 9:11 "Per te, Israele, a motivo del sangue del tuo patto, io libererò i tuoi prigionieri dalla fossa senz'acqua".
  • Isaia 24:21-22 "In quel giorno il SIGNORE punirà nei luoghi eccelsi l'esercito di lassù, e giù sulla terra i re della terra; saranno riuniti assieme, come si fa dei prigionieri nel carcere sotterraneo; saranno rinchiusi nella prigione e dopo molti giorni saranno puniti".

 

Interpretazioni di questa dottrina in alcune tradizioni principali

 

Il Cattolicesimo romano

 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riassume dal paragrafo 631 al 637 la dottrina cattolica sulla discesa di Gesù agli inferi:
"Gesù «era disceso nelle regioni inferiori della terra. Colui che discese è lo stesso che anche ascese» (Efesini 4:10). Il Simbolo degli Apostoli professa in uno stesso articolo di fede la discesa di Cristo agli inferi e la sua risurrezione dai morti il terzo giorno, perché nella sua pasqua egli dall'abisso della morte ha fatto scaturire la vita (...) Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù «è risuscitato dai morti» (1 Corinzi 15:20) presuppongono che, preliminarmente alla risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti. È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi:Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri. La Scrittura chiama inferi Shéol, il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio. Tale infatti è, nell'attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel «seno di Abramo». «Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all'inferno». Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati né per distruggere l'inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che l'avevano preceduto. «La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti... » (1 Pietro 4,6). La discesa agli inferi è il pieno compimento dell'annunzio evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dell'opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono stati resi partecipi della redenzione. Cristo, dunque, è disceso nella profondità della morte affinché i «morti» udissero «la voce del Figlio di Dio» (Giovannni 5:25) e, ascoltandola, vivessero. Gesù, l'Autore della vita», ha ridotto «all'impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo», liberando « così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita» (Ebrei 2:14-15). Ormai Cristo risuscitato ha «potere sopra la morte e sopra gli inferi» (Apocalisse 1:18) e «nel nome di Gesù ogni ginocchio» si piega « nei cieli, sulla terra e sotto terra» (Filippesi 2:10)".

 
Il tutto è così sintetizzato:
Con l'espressione « Gesù discese agli inferi » il Simbolo professa che Gesù è morto realmente e che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto la morte e il diavolo « che della morte ha il potere » (Ebrei 2:14). Cristo morto, con l'anima unita alla sua Persona divina, è disceso alla dimora dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che l'avevano preceduto.

 

 L'Ortodossia orientale

 

La tradizione teologica orientale sulla dottrina della "discesa agli inferi" si basa sugli insegnamenti di Clemente di Alessandria , Gregorio di Nissa , Macario d'Egitto , Cirillo di Alessandria , Massimo il Confessore , e Giovanni damasceno


Il Catechismo ortodosso di san Nikolaj Velimirovic prende per scontato che Cristo, dopo la Sua morte sia disceso in un luogo chiamato "inferno". Definisce l'inferno come: Il regno delle tenebre, in cui Satana ha il potere della morte. Il Cristo “poté calpestare con la morte colui che ha il potere della morte, cioè il diavolo” (Ebrei 2:14). Il Cristo, in quel luogo, avrebbe "costretto Satana a tremare ed a fuggire di fronte al suo volto" ottenendone per risultato che: "Miriadi di anime, che lì soffrivano, gioirono per la discesa del Cristo". Specificando, poi, che cosa abbia fatto il Cristo per quelle anime, il catechismo ortodosso risponde: "Predicò loro il suo Vangelo, la Buona Novella, e confermò la sua vittoria su Satana e sulla morte. E poiché molti lo accolsero furono salvati".

 
L'ortodossia orientale prende per scontato che la discesa di Cristo nell'Ades sia sempre stata una dottrina comunemente accettata ed indiscussa. Essa segna la vittoria di Cristo sul diavolo, l'inferno e la morte, come pure che questo avvenimento abbia un significato univeraale (benché l'estensione dei benefici di quest'opera di Cristo sia da molti intesa non per tutti, ma solo per una particolare categoria di morti). Quest'opera, inoltre è considerata il compimento della "economia" di Cristo il Salvatore come il coronamento e l'esito dell'impresa che Egli ha adempiuto nella redenzione. Infine, i temi della discesa nell'Ades cominciarono ad essere considerati nella sua dimensione mistica, come il prototipo della risurrezione dell'anima umana.


Mella Chiesa ortodossa orientale, la discesa di Cristo agli inferi è celebrata ogni anno nella festa del "Grande e Santo Sabato", durante la liturgia divina serale di S. Basilio. In quel culto i paramenti sacri sono di solito viola o neri. Prima della lettura del Vangelo, però, i colori liturgici sono cambiati nel colore bianco, il diacono procede con l'incensamento ed il sacerdote sparge foglie d'alloro nella chiesa, simboleggiando la caduta delle porte dell'inferno. Tutto questo è fatto per simboleggiare la discesa di Cristo agli inferi come anticipazione dell'imminente risurrezione di Cristo.


L'iconografia ortodossa canonica rappresenta spesso la discesa del Cristo nell'Ades. Essa non rappresenta semplicemente l'uscita di Cristo dalla tomba, ma vuole dipingere la realtà spirituale di ciò che hanno realizzato la Sua morte e risurrezione. L'icona mostra di solito Gesù, vestito di bianco ed oro per simboleggiare la Sua maestà divina, di fronte alle porte di bronzo dell'inferno (chiamate pure "Porte della Morte") che sono state infrante e sono cadute formando una croce. Questo illustra l'idea che con la Sua morte in croce Gesù ha calpestato la morte. Egli sostiene Adamo ed Eva e li trascina fuori dall'Ades. Tradizionalmente Egli li prende non dalle mani ma dai polsi, per illustrare che l'umanità non ha agito attivamente per tirarsi fuori dal suo peccato ancestrale, ma che questo è avvenuto soltanto grazie all'energia di Dio. Gesù è circondato da varie figure di giusti dell'Antico Testanento (Abraamo, Davide ecc.). Il fondo dell'icona dipinge l'Ades come un baratro tenebroso e spesso attorno sono disegnati catene e lucchetti spezzati. Frequentemente una o due figure sono rappresentate nell'oscurità, incatenate e generalmente identificate come personificazioni della Morte e/o del Diavolo.

 

La tradizione luterana

 

L'epitome della formula di Concordia afferma:


A proposito di questo articolo alcuni teologi hanno sottoscritto la Confessione di Augusta hanno discusso fra di loro sul quando e sul modo in cui il nostro Signore Gesù Cristo, come afferma la nostra pura fede cristiana, è disceso agli inferi, se questo sia avvenuto prima o dopo la Sua morte, se sia avvenuto solo con l'anima o solo con la divinità o con il corpo e l'anima, spiritualmente o fisicamente; così pure se questo articolo debba essere riferito alla passione oppure alla gloriosa vittoria ed al trionfo di Cristo.
Ma poiché questo articolo, come il precedente, non può essere compreso dai sensi o dalla ragione, ma deve essere colto unicamente mediante la fede, concordiamo sul fatto che esso non si presta alla discussione, ma deve essere creduto e insegnato nel modo più semplice possibile. E' così che il dottor Lutero, in un sermone pronunciato a Torgau nell'anno 1533, ha spiegato molto cristianamente questo articolo, ha rimosso tutte le domande oziose e inutili e ha esortato a conservare la fede cristiana nella sua purezza e semplicità.
Ci basta sapere che il Cristo è disceso agli inferi, che ha distrutto l'inferno per tutti i credenti, che li ha liberati dal potere della morte e del diavolo e che li ha salvati dalla dannazione eterna e dalle fauci dell'inferno. Ma quanto a sapere come tutto questo sia avvenuto, è un problema che dobbiamo lasciare per l'altro mondo, quando ci sarà rivelato non solo questo punto, ma anche molti altri misteri che quaggiù noi possiamo credere con la nostra pura fede, ma non possiamo comprendere con la nostra cieca ragione" (Formula di Concordia, Epitome e Solida Declaratio, 1577, articolo IX).

 

La tradizione calvinista

 

Così come nelle altre tradizioni cristiane, la dottrina della discesa di Cristo agli inferi, affermata dal Credo apostolico, ha suscitato e continua a suscitare discussioni. In linea di massima, però, i teologi riformati tendono a respingere quelle che considerano le fantasiose speculazioni della patristica su Cristo che sarebbe entrato ed avrebbe operato, dopo la Sua morte, nell'oltretomba. Essi mettono in evidenza come non solo queste speculazioni non trovino sufficiente base nelle Scritture, ma di fatto contraddicano dottrine fondamentali del Nuovo Testamento in diversi punti. La Riforma calvinista, quindi, le spazza via come disutili e pericolose. Essa considera il "discese agli inferi" semplicemente come la dichiarazione che Gesù Cristo sia veramente morto ed abbia partecipato pienamente alla sorte dei trapassati. Questo articolo, dunque, fa parte dell'umiliazione o abbassamento del Cristo. L'annuncio della Risurrezione rimane perciò pienamente sufficiente per affermare la vittoria del Cristo sulla morte, sul peccato e su Satana.
Cristo garantisce la salvezza per grazia mediante la fede in Lui dei credenti dell'Antico Testamento allorché essa era loro amministrata mediante le ordinanze di quella dispensazione. Non vi sono nell'aldilà né "sale di attesa" né la Scrittura prevede "seconde opportunità" di salvezza nell'aldilà o dispensazioni speciali dell'opera di Cristo.
Giovanni Calvino respingendo le interpretazioni che dicono che Cristo sarebbe sceso presso le anime dei padri defunti per portare loro il messaggio della redenzione e liberarle dalla prigione in cui erano state rinchiuse (secondo Tommaso d'Aquino), afferma trattarsi del frutto della loro immaginazione sostenuta "tirando per i capelli" testimonianze bibliche. Egli, poi, scrive nell'Istituzione: "Lasciando da parte il Simbolo, cerchiamo una interpretazione più sicura della discesa di Gesù Cristo agli inferi, che la parola di Dio ci presenta come avvenimento buono e santo e pieno di grande consolazione. Nulla sarebbe stato ottenuto se Gesù Cristo avesse sofferto la sola morte corporale. È: stato necessario che portasse nell'anima il rigore della vendetta divina per sopportare la sua collera e soddisfare la sua giusta condanna. Di conseguenza è stato necessario che combattesse contro le forze dell'inferno e lottasse corpo a corpo contro l'orrore della morte eterna" (2:16:10 Vedi qui ).
Il Catechismo di Heidelberg afferma : D. 44. Perché si aggiunge “è disceso agli inferi”? R. Perché nei miei momenti di maggior tentazione io sia certo che il mio Signore, attraverso la Sua indicibile angoscia, i dolori ed i terrori che ha patito anche nella Sua anima sulla croce, e già prima, mi ha liberato dalle paure e dalle sofferenze infernali.

 

La tradizione anglicana

 

Il terzo del 39 Articoli della Chiesa anglicana afferma molto laconicamente: "III. La discesa di Cristo agli inferi. Come si deve credere che Cristo e morto per noi e fu sepolto, cosi si deve anche credere che egli discese agli inferi".
Questo articolo deriva sostanzialmente dalla Confessione augustana , nel quale questa affermazione è incorporata nell'articolo "De Filio Dei". Il fatto che questo articolo sia stato considerato così importante da essere collocato a sé stante, è probabilmente dovuto al fatto che l'Articolo, nella sua forma attuale, rammenta l'articolo del 1553, che aveva un riferimento agli spiriti incarcerati (1 Pietro 3:19). Fu omesso nel 1553. La fraseologia originale recita: “Nam corpus usque ad resurrectionem in sepulchro jacuit, Spiritus ab illo emissus, cum spiritibus qui in carcere sive in inferno detinebantur, fuit, illisque prædicavit: quemadmodum testatur Petri locus” (Il corpo giaceva nella tomba fino alla risurrezione, lo Spirito partito da lui era con gli spiriti di coloro che sono detenuti in prigione o inferno, e predicò ad essi, come testimonia il brano di Pietro". Queste parole sono state scritte da Thomas Cranmer e di fatto firmate dai Cappellani reali, ma all'ultimo momento furono omesse prima della pubblicazione degli articoli. Nel 1553 vi era, di fatto, un'acuta controversia sull'argomento ed è probabile che questa fosse la causa dell'omissione dell'ultima parte dell'articolo nel 1563. Fra il 1553 e il 1563 c'era evidentemente la tendenza ad una più grande moderazione sulla questione connessa con il futuro, ed è impossibile separare questa omissione dall'intera omissione degli articoli sull'Escatologia, 41 e 42 del 1553. Eppure, persino dopo il 1563 l'argomento continua ad essere discusso, perché nel 1597 il vescovo Bilson sosteneva che Cristo discese nel più profondo dell'inferno trionfandovi su Satana nei suoi propri domini".
Nella Chiesa Episcopale degli USA questa frase è considerata opzionale ed una nota la interpreta come: "Egli discese nel luogo degli spiriti dei defunti".

 

Il mortalismo cristiano

 

Le concezioni tradizionali sulla discesa di Cristo agli inferi presuppongono tutte l'idea dell'immortalità dell'anima o comunque della sua permanenza cosciente separata dal corpo nell'aldilà (comunque lo si definisca e lo si caratterizzi). La concezione "mortalista" offre un'interpretazione alternativa di Atti 2:27 e 2:31, presupponendo che l'uso che il Nuovo Testamento fa del termine Inferno sia equivalente a quello di Ades nella septuaginta e quindi allo Sheol dell'Antico Testamento. William Tyndale e Martin Bucer sostenevano che l'Ades in Atti 2 era semplicemente una metafora della tomba. Christopher Carlisle e Walter Deloenus sostenevano che l'articolo del credo sulla discesa agli inferi dovesse essere fatto cadere. John Milton sosteneva posizioni mortaliste ed evita di trattare questa dottrina. Le interpretazioni mortaliste sulle affermazioni di Atti 2 si trovano pure fra autori anglicani posteriori, come E. W. Bullinger.
Queste concezioni sostengono come non vi fossero alcuni regni dell'oltretomba che Cristo dovesse visitare. La questione se pure Cristo stesso fosse stato pure morto, inconsapevole, porta a risposte differenti. A molti sostenitori protestanti del "sonno dell'anima" come Martin Lutero, Cristo stesso non era nella stessa condizione dei morti e, mentre il suo corpo era nell'Ades, Cristo, in quanto seconda Persona della Trinità, era consapevole in cielo. Per i mortalisti christiani che pure sono anti-trinitari, la massima "i morti non sanno nulla" include pure Cristo durante quei tre giorni. Di quei tre giorni Cristo dice: "Io ero morto" (Apocalisse 1:18).

 

Valutazione e presa di posizione

 

L'umiliazione di Cristo consiste nel Suo assumere la condizione umana e nell'opera che Egli ha svolto in quella condizione. Questo include il Suo concepimento, la Sua nascita, il suo crescere e vivere in piena e santa ubbidienza, nelle sofferenze di questa vita, la Sua morte ed il Suo seppellimento. Il Suo corpo fu consegnato alla tomba e la Sua anima umana alla dimora degli spiriti dei morti.
Nel Credo degli Apostoli, si dice che Gesù è "disceso agli inferi". Sono state molte le interpretazioni date a quest'espressione. Non si trova nelle versioni più antiche. La prima apparizione nota di questa espressione è nella versione del 390 AD che aggiunge "descendit in inferna". Alcune antiche traduzioni del termine "inferna" fanno uso del termine greco "hades", mentre altre ancora lo rendono con espressioni corrispondenti a "regioni inferiori". La collocazione di questa frase varia fintanto che viene fissata in versioni latine posteriori che la pongono dopo la menzione del seppellimento di Gesù e prima della Sua risurrezione. Calvino afferma l'ovvio quando nota che tale aggiunta deve essere stata intesa per integrarvi qualche nuova idea che era percepita come mancante nelle versioni precedenti (Istituzione 2:16:8).


Il termine latino significa letteralmente "inferiore". Era usato per la tomba nella quale un corpo era deposto o abbassato, oppure della dimora dei morti, considerata nelle religioni greca e romana come un mondo sotterraneo.
Il termine greco "Hades" comporta un vasto raggio di significati. Era usato originalmente come il nome proprio del dio greco del mondo sotterraneo. Più tardi è venuto a significare il mondo sotterraneo stesso. Questa parola era pure usata come personificazione della morte stessa, ed era spesso usata come sinonimo del termine greco thanatos (θανατος), morte.
Sia inferna che hades erano usati per tradurre il termine ebraico sheol (שאול). Il suo significato di base è la dimora o dimensione in cui sussistono coloro che sono morti. Nell'antichità era spesso considerato come un mondo sotterrane. Il termine ebraico può avere a volte un significato figurativo. Anche quando si riferisce alla tomba esso non è spesso limitato al luogo fisico stesso, ma del luogo dove andiamo per pensare, commemorare le persone scomparse, non nel senso che la loro anima vi risieda, ma solo per ravvivare la nostra memoria.


Varie interpretazioni di "discese agli inferi".

 

Gesù discende nelle fiamme dell'inferno

 

Sommario: dopo la sua morte e seppellimento, Gesù soffrì nelle fiamme dell'inferno per espiare i peccato del Suo popolo. Questa concezione non è promossa da alcun gruppo cristiano di una qualsiasi importanza storica.
Problemi:

  • Sulla croce Gesù disse: "E' compiuto" (Giovanni 19:30), oppure "Tutto è compiuto", "Ogni cosa è compiuta", indicando come la Sua opera, la Sua missione fosse terminata. Non vi sarebbe quindi alcun motivo in sofferenze aggiuntive se la missione assegnatagli dal Padre non fosse stata già compiuta.
  • Sulla croce Gesù affida la Sua anima al Padre. Non c'è ragione di credere che la Sua anima fosse finita in qualsiasi altro posto dopo la sua separazione da corpo al momento della Sua morte.
  • Non esiste alcun riferimento biblico che implichi le Sue sofferenze in aggiunta a quelle patite sulla croce.

 

Gesù predica l'Evangelo ai santi dell'Antico Testamento

 

Sommario Dopo la Sua morte Gesù entrò nella dimora delle anime decedute per proclamare la Sua opera ai santi che erano morti prima del tempo della croce.
La concezione cattolico-romana è che nessuno potrebbe essere salvato a parte dall'amministrazione dei sacramenti cristiani. Quindi, i credenti dell'Antico Testamento erano tenuti in una condizione intermedia chiamata "limbus patrum" fintanto che Gesù va a liberarli per trasportarli in paradiso.
Allo stesso modo, molti dispensazionalisti credono che nessuno possa essere salvato se non accetta attivamente Gesù come Salvatore attraverso un cosciente atto della volontà. Secondo le loro persuasioni, i santi dell'Antico Testamento sono sempre tenuti separati nel loro stato rispetto alla chiesa del Nuovo Testamento. Le anime quindi dei credenti deceduti prima dell'avvenimento della croce, erano conservate in uno stato intermedio chiamato "il seno di Abraamo". Gesù va a predicare loro e dà loro l'opportunità di esercitare la loro libera scelta di accettare la sua offerta di salvezza. Egli condusse in cielo coloro che confidano nella Sua compiuta opera di redenzione.
Problemi:

 

  • L'insegnamento biblico indica come non vi sia alcuna seconda opportunità di salvezza dopo che una persona muore (Ebrei 9:27). L'idea che anime di defunti mancassero di salvezza e la ricevessero dopo la loro morte tramite una decisione postuma della loro anima, è contraria a questo insegnamento.
  • Come nella concezione citata precedentemente, l'anima di Gesù era stata affidata alla Sua morte nelle mani del padre. Non c'è ragione di credere che poi essa sia stata reindirizzata ad un'altra missione.
  • Nessun testo della Scrittura appoggia questa concezione. Vi sono alcuni pochi testi che sono usati impropriamente da coloro che la sostengono, ma un esame dei riferimenti citati non regge come fondamento di questa idea.

 

1 Pietro 3:18-20 - Gesù andò a predicare alle anime dei defunti dopo la Sua morte? Chi sono gli spiriti che avevano ricevuto questa predicazione? Secondo il contesto (versetto 20) essi erano persone in vita al tempo di Noè mentre egli costruiva l'arca, non delle anime di persone defunte. Essi non rispondono positivamente al messaggio, ma rimangono increduli.
Chi ha predicato loro? Sappiamo che il testimone prescelto da Dio era Mosè. L'eterno Figlio di Dio era venuto loro nella testimonianza di Noè. Prima del tempo dell'incarnazione i veri credenti avevano sperato nella promessa di futura liberazione da parte di Dio, assicurata nell'Eden e prefigurata nel sistema sacrificale. Noè rappresentava l'ammonizione di Dio e la promessa nella sua vita, nella costruzione dell'arca e nelle sue parole.


Questo versetto può solo significare un ministero post-crocifissione di Gesù solo se ignoriamo la continuazione della frase nel versetto 20.
1 Pietro 4:4-6 - Gesù predicò l'Evangelo ai morti dopo la Sua morte? Il riferimento a coloro che sono morti, nel versetto 6, trova la sua motivazione nei due versetti precedenti, vale a dire che, dopo aver udito, cessino dagli eccessi e vivano alla gloria di Dio mentre sono ancora in vita. Sebbene essi fossero morti al tempo in cui era stata scritta questa epistola, essi erano ovviamente in vita quando avevano udito gli ammonimenti a che essi si ravvedessero e vivessero una vita conforme alla volontà di Dio. Come nel capitolo precedente di 1 Pietro, ci si riferisce al periodo prima dell'incarnazione. L'Evangelo è stato predicato a coloro che, al tempo di Pietro, erano già morti. Durante la loro vita, però, essi erano stati avvertiti e presentate loro testimonianze che essi dovevano onorare Dio che li aveva creati. Il fine è che anche se essi potevano essere giudicati nella carne (mentre vivevano) come uomini e da uomini nei tribunali civili, nell'eternità essi sarebbero vissuti in spirito secondo le vie di Dio. Solo quando si separa il versetto 6 dal suo contesto esso può essere così pietosamente equivocato. Bisogna pure notare, poi, che Gesù non è affatto menzionato qui come colui che predica alle persone in questione.

 

Efesini 4:9 - Questo versetto sostiene l'idea che Gesù sia disceso all'inferno dopo la Sua morte? "Ora, questo «è salito» che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra?". Lo scopo che l'apostolo Paolo si propone in questo versetto di Efesini è mostrare se Gesù "è salito" deve prima essere "disceso". Il secondo riferimento è definito dal primo. L'espressione "parti più basse della terra" può fare riferimento al Salmo 139:15, dove Davide si riferisce al suo concepimento nel ventre di sua madre, dicendo: "Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra". Questo non significa altro che la discesa di Gesù menzionata in Efesini 4:9 è la Sua incarnazione nel ventre di Maria.
Quest'idea dell'incarnazione è sostenuta dal confronto con la Sua ascensione. Se la Sua ascensione pone termine alla Sua umiliazione, essa presuppone il suo inizio con la Sua incarnazione in questa vita terrena. Chiaramente qui non c'è riferimento alcuno ad una speciale missione all'inferno dopo la morte di Gesù. Questo non corrisponderebbe alle evidenze che Paolo sta citando per esprimere ciò che qui intende dire.


Con questa Sua venuta in terra Gesù "fa dei prigionieri", l'intero gruppo di coloro che sono tenuti in asservimento al peccato (vedi il versetto 8). Questo includerebbe principalmente coloro che hanno oppresso il popolo di Dio e sono stati portanti via dal Conquistatore Trionfante, Gesù Cristo, nel meritato loro giudizio. Il versetto 8 è una citazione diretta del Salmo 68;18. In Colossesi 2:15 Paolo descrive più chiaramente il trionfo di Gesù dopo avere disarmato quegli oppressori.
Salmo 16:10 - Gesù ha adempiuto a questo versetto discendendo nell'inferno? "...poiché tu non abbandonerai l'anima mia in potere della morte, né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione". Pietro, in Atti 2:30-32 e Paolo in Atti 13:34-35 interpretano entrambi questo versetto per noi. Essi non lo vedono come una descrizione di una missione verso anime viventi nell'inferno, ma della morte e seppellimento di Gesù che era stato vinto dalla risurrezione. L'uso che si fa di "anima" in questo versetto probabilmente non si riferisce alla parte immateriale della persona, che non potrebbe corrompersi com'è implicato nel parallelismo sinonimo, ma all'intera persona. Non si tratta nella Scrittura di un uso non comune.

 

Gesù dispiega il Suo trionfo su Satana all'inferno

 

Sommario: Gesù entrò nei domini di Satana dopo la Sua morte per manifestarvi trionfalmente la Sua vittoria sulla potenza del diavolo e per saccheggiare il Suo regno. Questa è la concezione primaria della tradizione luterana.
Problemi:

  • E' strano porre nel Credo questa menzione di questa dimostrazione di trionfo poco prima della prima indicazione menzionata della Sua vittoria, la risurrezione.
  • Non vi sono testi della Scrittura che identifichino una tale visita personale e dimostrazione di trionfo dopo la morte di Cristo.

 

Gesù soffre sulla croce l'agonia dell'inferno

Sommario: L'espressione del Credo è solo metaforica e finalizzata a mostrare l'immane sofferenza di Gesù che si umilia nel Getsemani e sulla croce. Questa è la concezione di Calvino e di Ursino nel Catechismo di Heidelberg.
Problemi:

  • Un tale uso metaforico di "inferi" o "inferno" non sembra essere appoggiato da qualsiasi altri usi. E' pericoloso presumere un uso figurativo del termine senza un sano fondamento biblico di tale significato.
  • L'ordine dei termini non supporta quest'idea. E' posta nel Credo dopo la morte ed il seppellimento di Gesù.ù

 

Gesù discende nella tomba

 

Sommario: Dato che le parole indicanti "inferno" talvolta significano "tomba", questo può semplicemente significare il deporre Gesù nella tomba. Questa concezione è sostenuta Charles Hodge e da altri teologi riformati.
Problemi:

  • Perché mai aggiungere quest'espressione al Credo se già è stato menzionato il Suo seppellimento? Un tale oscuro riferimento non sarebbe stato aggiunto proprio dopo un'affermazione per altro già chiara. E' poco probabile che si sia voluto aggiungere un'espressione ridondante ed ambigua ed essere accettata universalmente dalla chiesa in un Credo tanto diffuso e discusso.
  • L'uso del termine "disceso" è di solito un verbo attivo, non passivo. Noi avremmo potuto molto più facilmente dire "Egli fu posto nell'inferno" nel senso di tomba. Gesù non discende nella tomba di sua propria volontà e capacità.

 

L'anima di Gesù entra nella dimensione dei morti

 

Sommario: La separazione del corpo e dell'anima nella persona di Gesù alla Sua crocifissione è nella Scrittura la definizione di base della morte fisica. Il Credo menziona il Suo seppellimento, il quale spiega la disposizione del Suo corpo, poi menziona la Sua discesa "negli inferi". Una spiegazione ragionevole di questo è che intende mostrare come la Sua anima umana era stata veramente separata dal Suo corpo in una vera morte umana. Quest'anima va così nella condizione intermedia delle anime dei defunti prima della risurrezione,. Il termine "inferi" nel Credo potrebbe bene rappresentare quella dimora. Questa è la posizione di A. A. Hodge e pure quella che noi qui sosteniamo.


Pezze d'appoggio:

  • Il termine usato per "inferi" in latino, greco ed ebraico, è stato usato in molti casi per riferirsi semplicemente alla dimora dei defunti in senso generale. E' la dimensione che segue a quella della vita della quale noi non faremo esperienza fintanto che la nostra anima non sarà separata dal nostro corpo. Non è tanto da considerarsi "un posto", quanto uno stato o una dimensione dell'esistenza.
  • Si dice pure spesso nella Scrittura che i giusti scendono alla loro morte "negli inferi". Giacobbe (Genesi 37:35); Ezechia (Isaia 38:18); Davide (Salmo 16:10 nella sua applicazione primaria a sé stesso); Gesù (Atti 2:27; 13:34-35, Salmo 16:10 nella sua applicazione alla risurrezione di Gesù.

 

Il racconto del ricco e di Lazzaro in Luca 16:19-31 appoggia questa concezione. Entrambi quegli uomini, il giusto Lazzaro ed il ricco uomo reprobo, sono descritti morire e poi andare negli inferi (Ades a Inferno). L'anima dell'uomo ricco si ritrova fra i tormenti. Lazzaro viene confortato da Abraamo e riposa sul suo seno.

 

Conclusione

 

Se adottiamo l'ultima interpretazione che abbiamo menzionato, essa corrisponde bene al flusso dei pensieri del Credo, essa spiega il perché sia stata aggiunta ed è coerente con la Scrittura. Gesù non è stato solo crocifisso ed ucciso. Il Suo corpo non è stato solo deposto in una tomba, ma pure la Sua anima è passata nella dimensione normale di tutti coloro che muoiono, lo Sheol. Questa sarebbe stata una risposta adatta al dibattito ricorrente sulla doppia natura di Cristo e la realtà della Sua natura umana, la quale richiedeva non solo un vero corpo, ma anche una vera anima che si sarebbero separate in una vera morte umana allorché l'anima permane in stato di consapevolezza. Nell'affermazione del Credo "discese agli inferi" viene così preservata la vera umanità di Gesù. Tutto il resto sono speculazioni e fantasie che ci allontanano dalla realtà dei fatti come ci sono rivelati dalla Scrittura.

 

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