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Ecumenismo

Page history last edited by Paolo E. Castellina 9 months ago

Ecumenismo


Il termine «ecumenismo» ha la sua radice nel verbo greco che significa abitare (oikè). Il participio del verbo, insieme al sottinteso «terra», veniva usato per indicare tutta la terra abitata ed in seguito la natura universale della chiesa del Signore. Al giorno d'oggi il termine viene usato per indicare il tentativo organizzato volto a favorire la cooperazione e l'unità di tutti i credenti in Cristo, o, più genericamente, l'atteggiamento che vuol sottolineare il carattere universale dell'Evangelo (Mt 24,14) superando l'unilateralità e l'esclusivismo delle diverse confessioni.

Con l'ecumenismo non si ha a che fare con una corrente teologica vera e propria, ma piuttosto con un generico atteggiamento di reciproca accettazione che trova la sua espressione in forme assai varie e a diversi livelli.

Nel clima attuale, il termine possiede una colorazione particolarmente positiva e sembra collocarsi bene nel contesto della sensibilità moderna. Si registra infatti un po' ovunque una certa stanchezza verso il rigido confessionalismo e quindi un'istintiva simpatia verso il suo superamento.

Origini e caratteristiche

 

Sul piano storico l'idea ecumenica ha avuto una lunga gestazione, ma la sua nascita può essere fatta risalire al 1910, anno in cui ebbe luogo la Conferenza Missionaria di Edimburgo. Fu però solo nel 1948 che venne costituito il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec/Wcc) cui aderirono gran parte delle chiese protestanti storiche e le chiese ortodosse. E' stato il Cec ad organizzare le assemblee generali che hanno avuto così ampia eco attraverso i mass-media (Evanston 1954; New Delhi 1961; Uppsala 1968; Nairobi 1975; Vancouver 1983; Canberra 1991). Per ora la chiesa cattolica romana non aderisce al Cec, ma è presente con osservatori e membri nelle diverse commissioni.

La Chiesa cattolica romana, che per molti anni si è tenuta a distanza dal movimento ecumenico, ha poi aperto all'ecumenismo con l'apposito decreto durante il Concilio Vaticano II (1964) in cui coloro che sono fuori dalla Chiesa romana vengono riconosciuti come «fratelli separati».

Il mondo degli evangelici, che fin dal 1848 aveva lavorato per la realizzazione dell'Alleanza evangelica in Inghilterra, nel 1951 si è dotato dell'Alleanza evangelica mondiale (Aem/Wef) con una base di fede e commissioni in vari settori. Tale organismo è meno noto in Italia, ma svolge un ruolo non indifferente a livello mondiale. Sul piano storico si può notare come sia stato proprio un evangelico come Adolphe Monod ad «promuovere» il termine «ecumenico» quando ringraziò, per lo «spirito veramente ecumenico» dell'incontro, gli organizzatori inglesi della conferenza dell'Alleanza evangelica nel 1848.

A parte queste informazioni si può dire che esistono due tipi di ecumenismo. C'è quello federativo del Cec, che riduce la necessità d'un accordo dottrinale e dell'evangelizzazione concentrandosi sull'azione sociale e politica. C'è quello cooperativo degli evangelici che sottolinea piuttosto la necessità dell'evangelizzazione su di una comune base di fede.

Nello sfondo dell'idea ecumenica contemporanea espressa dal Cec, si possono discernere influenze di vario genere. Qui di seguito si indicano quelle a nostro avviso più significative. L'esumazione di documenti antichi ed i confronti dei diversi atteggiamenti confessionali da parte della teologia liberale che permettava accostamenti spirituali impensati. Il risvegliarsi della responsabilità sociale delle chiese. Il grande impulso missionario del diciannovesimo secolo che rendeva problematico l'annuncio dell'Evangelo sullo sfondo delle vecchie divisioni confessionali. L'affievolimento dell'interesse per il contenuto dottrinale della Parola di Dio. Gli interrogativi comuni che finivano spesso per trovare risposte al di là delle posizioni tradizionalmente opposte.

Si deve senz'altro affermare che la preoccupazione dell'unità dei credenti anche in forma visibile è stata una preoccupazione del Signore Gesù stesso e degli apostoli. Prima di salire al Padre, il Signore Gesù ha pregato affinché i discepoli fossero uno come Lui ed il Padre lo erano (Gv 17,22). Le basi teologiche per l'unità cristiana si trovano dunque nella Scrittura.

Diversi testi biblici sviluppano una serie di metafore (edificio, corpo, sposa, ecc.) per indicare la ricchezza dell'unità della chiesa che riflette nientemeno che l'unità trinitaria di Dio dal quale e per il quale sono tutte le cose (Ef 4,4-6). Gli apostoli, in particolare Paolo, hanno lavorato per conservare l'unità della chiesa di fronte alle possibili deviazioni dottrinali (Galati, Colossesi) e alle divisioni interne (1 e 2 Corinzi).

Anche nella chiesa postapostolica si è presto fatta sentire la necessità di mantenere l'unità della chiesa. Malgrado la distanza geografica e culturale che poteva separare le diverse comunità, la chiesa si sforzò di rapportarsi ad una regula fidei che permettesse di riconoscersi a vicenda. Per far fronte alle eresie o al dissenso dottrinale, i responsabili si riunivano in incontri ecumenici per discutere tali questioni e preservare l'unità della chiesa.

Malgrado tali tentativi, nel corso del tempo la chiesa ha dovuto registrare numerose divisioni, sia per quel che riguarda la dottrina, che per quel che concerne la pratica. E la proliferazione di gruppi non ha cessato col passare del tempo anche quando si proponevano di restaurare l'unità primitiva.
Nella misura in cui il movimento ecumenico ha contribuito dunque a sottolineare la necessità di superare la frammentazione e di ritrovare l'unità, va apprezzato. L'unità cui mira parte dell'ecumenismo contemporaneo, si presta tuttavia anche ad equivoci che non possono essere n‚ ignorati, n‚ respinti se si vuole rimanere fedeli alla concezione dell'unità che l'Evangelo di Cristo esige.

Osservazioni


Prima di tutto si deve rilevare come non sia ben chiaro il rapporto tra unità e verità. Le conversazioni lineari ed i pronunciamenti anche convergenti che s'ispirano ad una sempre maggiore riduzione della dottrina, possono anche dare l'impressione di una più diffusa unità e commuovere l'animo dei superficiali, ma a lungo andare devono fare i conti con la verità del Vangelo. Il fatto che ciascuna parte sottolinei l'elemento dell'altra confessione che crede di poter riconoscere senza rinnegare le proprie convinzioni contribuisce a rendere sempre più evanescenti queste ultime, o a porle su di un piano diverso. L'obiettivo principale è costituito dalla ricerca d'unità, mentre la verità diventa secondaria.

La base di fede del Consiglio ecumenico delle chiese e anche i successivi tentativi di modifica non hanno tolto il sospetto che si sia trattato d'un compromesso ecclesiastico destinato ad accontentare un po' tutti salvo la verità dell'Evangelo. Ma non si può dimenticare che «ogni accordo stabilito al di fuori della Parola di Dio è un'associazione d'infedeli e non un consenso di credenti» (G. Calvino, Ist., IV,2,5).

In secondo luogo si deve notare che il punto di riferimento del pensiero e dell'azione non è più costituito dalla Parola di Dio, ma piuttosto dall'ecclesiologia. L'unità della chiesa ha assunto, nella prospettiva ecumenica, un ruolo talmente determinante da lasciare nell'ombra molti altri elementi della fede. Ne è derivato uno squilibrio dalle conseguenze disastrose per la comprensione del messaggio della Scrittura nella sua globalità. L'ecclesiologia è infatti un tema di riflessione teologica strettamente dipendente dalle altre dottrine e il ritagliargli uno spazio privilegiato comporta gravi squilibri per la comprensione della rivelazione nel suo complesso.

Il discredito caduto sulle dottrine più in generale e l'accentuazione degli elementi psicologici e storici, ha favorito la relativizzazione del contenuto della fede e ha spostato l'attenzione dalla teoria all'etica, dalla «dottrina» allo «spirito», dal dogma alla vita. Ci si deve però chiaramente interrogare se sia biblico un ecumenismo che s'ispira alla svalutazione della dottrina teologica tradizionale. Le dottrine vengono infatti considerate, in questo contesto, come delle astrattezze metafisiche inutili, come degli ostacoli artificiosi di cui è bene liberarsi. Ma sarebbe assai difficile poter giustificare tale tiepidezza dottrinale sulla base della Scrittura. Per essa la vera dottrina è qualcosa di «sano», perché non s'oppone alla vita, ma la promuove e la protegge. L'indifferenza nei confonti del «deposito della fede» non è una virtù, ma infedeltà.

Infine la promozione del pluralismo dottrinale quale testimonianza della maggiore maturità raggiunta, non sembra affatto possa essere considerato un fenomeno di ricchezza ed unità, bensì una manifestazione d'incertezza epistemologica, di disorientamento e di dispersione. Non si può dimenticare che i problemi rimandati o posti alle proprie spalle senza essere risolti, col tempo, diventano dei pesi lordi che accumulano equivoci ed esigono poi un prezzo maggiorato. Forse anche per questo, l'interesse dell'ecumenismo attuale si sposta sempre di più verso programmi d'assistenza sociale, quasi a sottolineare l'ormai diffuso sentimento che non sia possibile giungere ad una formulazione teologica comune e ad una reale unità.
Le riserve su un simile movimento non dovrebbero comunque indurre alla rassegnazione, o, peggio ancora, suggerire che sia inutile o illegittimo preoccuparsi dell'unità. Esse vogliono sottolineare piuttosto come sia necessario fondare l'unità sulla verità della Scrittura. Vale a questo proposito anche la particolare esperienza delle «chiese dei fratelli» che, pur avendo promosso nel loro tempo una sorta d'ecumenismo nello sfondo dell'omogeneità dottrinale esistente, si sono poi trovate a dover fare i conti con una pratica spuria una volta che si è reso necessario chiarire lo sfondo confessionale.

Se è vero che certe avventure sono inaccettabili, è anche vero che l'unità costituisce una richiesta del Signore stesso. Tale unità della fede esige sia un certo accordo circa i punti fondamentali della rivelazione cristiana, che una certa tolleranza sui punti secondari di essa. In proporzione a tale accordo, ci s'impegnerà perché l'unità trovi espressioni concrete e non rimanga qualcosa di evanescente. Un autentico modello d'unità, non è solo caratterizzato dalla dottrina comune, ma anche da concreti impegni unitari. Una simile prospettiva riflette in modo adeguato quello che è l'ecumenismo in chiave evangelica e, in definitiva, s'accorda con quello che è il messaggio della Parola di Dio.

Bibliografia


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