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Millenarismo

Page history last edited by Paolo E. Castellina 7 months, 3 weeks ago

 

Millenarismo


Col termine "millenarismo" o "chiliasmo" (dal greco chilioi) si fa riferimento all'attesa di un regno millenario di Cristo sulla terra che dovrebbe precedere il giudizio finale. Non si tratta di uno stato eterno, in quanto si realizza ancora nel tempo, ma è caratterizzato dal regno esterno e visibile di Gesù Cristo. Durante questa particolare forma di Cristocrazia, Satana rimarrà legato prima di essere affrontato e vinto per lo stabilimento definitivo del regno di Dio.


Più genericamente, per millenarista si deve intendere chiunque voglia vedere la realizzazione immediata dei beni promessi dal Signore prescindendo dal faticoso procedere della storia con le sue luci e le sue ombre.

Origini e caratteristiche

 

Speranze di tipo millenaristico sono apparse di tempo in tempo nella storia. Dagli accenni contenuti in Platone e Virgilio alla credenza dei magi iranici citati da Plutarco; dalle raffigurazioni presenti nel Giudaismo post-esilico al montanismo; all'interpretazione di Agostino (De civ. Dei XX,7-9) e Tommaso (ST III, Suppl. q.77,a.1-4; ScGent III,27; IV,83) secondo cui il regno millenario è il tempo della chiesa; a Gioacchino da Fiore che supponeva un regno millenario dello Spirito e il cui commento dell'Apocalisse esercitò una certa influenza sui francescani spirituali e sugli anabattisti; ai Taboriti boemi "la cui caratteristica mescolanza di idee chiliaste e di obiettivi di rivoluzione sociale contrassegna già la via di una graduale secolarizzazione del patrimonio chiliastico" (TRE VII, 1981, p. 736).


Il motivo riappare nel XVI secolo nel contesto anabattista. C'è la tendenza rivoluzionaria (Thomas Müntzer) che ritiene di dover eseguire il divino giudizio sui malvagi e quella moderata che sostiene la necessità di rendere visibile il messaggio biblico della giustificazione nella vita personale. Pur nella loro apparente diversità, queste due tendenze fanno capo allo stesso nodo e cioè quello di una piena e immediata realizzazione del regno di Dio sulla terra. Le Confessioni della Riforma hanno nettamente respinto tale impostzione in quanto, in contrasto con le linee dominanti dell'insegnamento biblico, sostituisce una speranza escatologica con una terrena, una giustizia aliena con una propria.


Una forma mitigata di millenarismo si ritrova in Manuel de Lacunza y Diaz (Santiago 1731 - Imola 1801), ma il millenarismo conosce anche una versione secolarizzata che produce, per via indiretta, l'ottimismo antropologico ispirato al mito del progresso che contrassegna l'ideo-logia della rivoluzione. Dall'ambiente inglese e americano del XIX secolo traggono la loro origine movimenti come gli avventisti, i mormoni, i testimoni di Geova. Fermenti millenaristici sono anche coltivati in ambienti dei "fratelli" e dei pentecostali.
Chi fa ricorso alla Bibbia trova il proprio riferimento biblico in un brano che parla dei giusti che regneranno con Cristo mille anni mentre il maligno rimane incatenato (Ap 20,1-15). Questi elementi vengono presi in modo strettamente letterale, anziché in un'ottica simbolica come sarebbe normale procedere per la letteratura apocalittica di cui fanno parte.


La questione del millennio ha la propria collocazione all'interno dell'escatologia e ha dato luogo a quattro diverse letture.
C'è la lettura postmillenarista che si muove in una prospettiva per così dire ottimista. Essa vede il millennio all'interno della storia immediatamente prima della parusia. Il regno di Dio si estende dunque attraverso la predicazione dell'Evangelo in maniera tale che il mondo sarà sempre più influenzato dal cristianesimo. Lo sviluppo di questa tendenza viene generalmente collegata al Grande Risveglio del XVII° secolo e a per-onaggi come P. Spener, J. Owen, S. Rutherford, J. e C. Wesley, J. Edwards, J. Blumhardt, C. Hodge, B.B. Warfield, A.H. Strong, J. Orr, L. Boettner, R.R. Rushdoony.


C'è la lettura premillenarista che si muove in una prospettiva per così dire pessimista, e può avere un'ottica classica o dispensazionalista. Questa concezione, anche se è caratterizzata da diversità significative, interpone un periodo tra il tempo della chiesa e la nuova creazione. La versione classica fa corrispondere il millennio col riposo sabbatico della terra dove dovrà regnare pace e gioia. Nella sua versione dispensazionalista, il premillenarismo appare assai marcato da un certo sensazionalismo e più interessato dell'annuncio dell'Evangelo che all'impegno sociale, alla salvezza delle anime anziché ad una significativa presenza nella società. In esso è molto presente l'impegno per l'evangelizzazione. Lo sviluppo del premillenarismo è legato a personaggi come Ireneo, F. Delitzsch, G.E. Ladd (classici) e J.N. Darby, C.I. Scofield, J.F. Walwoord, R. Pache (dispensazionalisti).


C'è la lettura amillenarista che sostiene una visione non temporale del millennio. Esso viene considerato come qualcosa di spirituale. Gli amillenaristi condividono in parte il pessimismo dei premillenaristi ma non condannano con la stessa forza la cultura. C'è così chi suggerisce il termine "promillenarista", o "millenarismo realizzato", nel senso che questa posizione ritiene che si stia già vivendo nel millennio. Tra i sostenitori di questa lettura si trovano, l'Epistola di Barnaba, Agostino, i Riformatori, Menno Simons, L. Berkhof, G.C. Berkouwer, J. Murray, W. Hendriksen, F.F. Bruce, A.A. Hoekema.


Queste diverse visioni nel campo dell'escatologia hanno oggi smorzato i toni più polemici e cercano di cogliere meglio le rispettive aspirazioni. Elementi come la progressione e come la discontinuità della rivelazione biblica sembrano ora assai più facili da riconoscere anche se rimangono diversi elementi di confronto.


Se il premillenarsimo vede il trionfo delle forze sataniche nella storia, il postmillenarsimo vede il trionfo del popolo di Dio; se il premillenarismo necessita un futuro salvataggio del popolo di Dio, il postmillenarsimo sollecita invece il suo impegno nel presente.
La concezione promillenarista si colloca invece in un'ottica fortemente cristocentrica e sostiene, diversamente da quella premillenarista, che il giudizio e lo stato eterno fanno immediatamente seguito alla seconda venuta (Mt 24,30-25,46; 2 Ts 1,6-10); e, diversamente da quella post-millenarista, afferma che il mondo non diverrà migliore prima del ritorno di Cristo (Lc 18,8).


L'espressione "mille anni" è allora intesa come indice di completezza e come tale serve a sottolineare l'azione del Signore nella vita dei credenti che permette loro di trionfare già ora su Satana. In questo senso si cerca di rendere giustizia ad un'affermazione come quella di Gesù secondo la quale il suo regno non è di questo mondo. Così, pur aspettando molte cose nel presente, si sa che il regno anche se già inaugurato da Cristo, non potrà conoscere la sua pienezza in questa storia. La speranza cristiana ha a che fare con la nuova creazione di Dio e non con questa storia.


Alla luce di questi elementi si può dire che il termine "millenarismo" sia prevalentemente collegabile con la versione premillenarista dell'escatologia in quanto attende una realizzazione rigorosamente palpabile della venuta del Signore.

Osservazioni

Anche se in termini drammatici, il millenarismo contribuisce a sottolineare il carattere escatologico della fede e ad evitare che si pensi ad essa come ad una vaga speranza. La storia non è una successione lineare di episodi, ma un processo in cui la presenza di Cristo fa la differenza. Il millennio pone però anche la questione del rapporto col mondo e con la cultura in genere. Bisogna uscire dal mondo? Cosa significa che il regno di Dio non è di questo mondo? Quali sono i punti di riferimento?


Il millenarismo appare una lettura semplicistica del messaggio biblico. L'affermazione che Cristo regna e che il suo regno non è di questo mondo implica una comprensione teologica e non piatta della storia. Il millenarismo non sembra riuscire ad integrare in un insieme omogeneo la complessità della situazione attuale e prova difficoltà a riconoscere nello stesso mondo i fermenti del Regno insieme alla pressione insofferente del Nemico. Non potendoli integrare li separa. Il mondo viene identificato con una realtà fortemente scissa dal Regno. In questo senso si può capire come sia facile essere dominati dalla nevrosi letteralista anziché dalla analogia della Scrittura. Tale impostazione rende possibile l'attenzione per il sensazionale.


Il millenarismo appare come un tentativo di razionalizzazione della storia. E' come se si coltivasse un mito di onnipotenza per cui l'uomo deve poter toccare con mano il bene promesso. In questo senso il millenarsimo appare assai vicino al mito della rivoluzione e si può capire come nel corso del tempo si sia tentato di trovare elementi di contatto tra queste due tendenze.


Davanti ad una chiesa compromessa col mondo e illusa di aver dato ai problemi mondani la soluzione pienamente conforme alla verità cristiana, il millenarismo pone la propria alternativa. Quest'ultima si traduce però in una variante del medesimo errore, la pretesa di costruire un ordine cristiano del mondo, anzi, quello definitivo e ultimo, ricorrendo a mezzi umani. Ci si crede strumenti diretti del giudizio di Dio (millenarismo rivoluzionario), o si riduce riduce il senso della croce e della resurrezione come se non avessero segnato una vera svolta (millenarismo moderato).


Il millenarismo riduce il cristocentrismo della rivelazione biblica. Ponendo l'accento su altri momenti della rivelazione, rischia di comportare una svalutazione della centralità dell'avvento di Cristo. L'opera compiuta da lui alla croce è come sminuita da altri fuochi. Alcuni testi aiutano a collegare l'imprigionamento di Satana con la vittoria di Cristo alla croce (Mt 12,29; Gv 12,31; 16,11; Col 2,15; Ef 1,22) e una riduzione del loro significato appare assai discutibile se si rispetta l'autorità e l'unità della rivelazione biblica che ha il suo centro in Gesù Cristo.


Il millenarismo inibisce la coscienza sociale della fede. Proiettando molte attese in un periodo specifico, il millenarismo tende ad attenuare l'impegno per il rinnovamento della realtà quotidiana. In qualche caso si registra una vera e propria paralisi nei confronti degli aspetti più concreti della vita, in altre un forte attivismo a carattere individualistico. Al millenarismo è associato una sorta di verticalismo per cui l'attesa ansiosa e talvolta angosciante dell'avvento del Signore comporta una certa distanza nei confronti del quotidiano.
Davanti alle escatologie secolari (marxista, fascista, ottimista, ecc.) la fede cristiana mantiene la propria fiducia in Colui che ha vinto e non pretende dalla storia umana una nitidezza tale da allontanare ogni possibile equivoco.


Il messaggio biblico della salvezza riguarda la restaurazione di tutte le cose e ha il suo baricentro nell'opera compiuta da Cristo una volta per sempre alla croce. L'Evangelo è infatti pienamente tale solo se ha a che fare con la vittoria del Signore nella storia. La vittoria di Cristo procede però tra luci e ombre fino al gran giorno in cui diventerà visibile nella sua pienezza la vittoria ottenuta da Cristo una volta per sempre alla croce.

BIBLIOGRAFIA

  • R.A. Knox, Illuminati e carismatici. Una storia dell'entusiasmo religioso, Bologna, il Mulino 1970 (orig. 1962);
  • Ch.C. Ryrie, Dispensationalism Today, Chicago, Moody 1965;
  • E.R. Sandeen, The Roots of Fundamentalism: British and American Millenarism, 1800-1930, Chicago, University of Chicago Press 1970; U. Gastaldi "Essenza e caratteri del chiliasmo rivoluzionario" Prot 25 (1970) pp. 15-27;
  • G.E. Ladd, The Presence of the Future, Grand Rapids, Eerdmans 1974;
  • R.A. Clouse (ed), The Meaning of the Millennium: Four Views, Downers Grove, IVP 1977;
  • A.A. Hoekema, The Bible and the Future, Grand Rapids / Exter, Eerdmans / Paternoster 1979; O. Blöcher, G.C. Blum at All, TRE VII, 1981, pp. 723-745;
  • P. Kuzmic "History and Eschatology: Evangelical Views" in In Word & Deed, ed. by Bruce J. Nicholls, Exeter, WEF - Paternoster 1985, pp. 135-164;
  • U. Vanni "Il millenarismo. Parametri per un discernimento cristiano alla luce di Apocalisse 20,1-10" Sette e religioni 1 (1991) pp. 110-147.     

 

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