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Omiletica

Page history last edited by Paolo E. Castellina 6 months, 2 weeks ago

Omiletica


L'omiletica è il ramo degli studi teologici cristiani che si occupa dell'arte e della teologia della predicazione. L'arte dell'omiletica ricalca i temi pure trattati dalla retorica, cioè l'invenzione (trovare cosa dire), disposizione (sistemare il materiale), memoria (fissare nella mente ciò che si deve esporre) e esposizione.
Gli antichi sermoni cristiani erano chiamati omelie, termine derivante dal latino homilia, cioè "conversazione".

La predicazione nell'Antico Testamento


Sin dai tempi più remoti la predicazione gioca un ruolo fondamentale nella vita dell'Antico Testamento. Mosè, Giosuè ed Elia, per esempio, facevano grande uso del discorso di fronte alla comunità riunita. Tutti i più grandi profeti si mettono in evidenza non solo per i loro scritti, ma soprattutto per la loro predicazione. Gli oracoli profetici erano molto probabilmente usati come proclamazione nell'ambito della vita cultuale durante l'Esilio. La sinagoga ebraica sviluppa la pratica di pronunciare discorsi a commento della porzione della Sacra Scrittura letta durante il culto del sabato (cfr. Luca 4:16-21; Atti 15:21).

 

La predicazione nel Nuovo Testamento


Il Nuovo Testamento si apre con la predicazione di Giovanni il battezzatore che fa riecheggiare il messaggio profetico sulla prossima venuta del Messia e del Regno di Dio. Gesù stesso dedica gran parte del suo ministero alla predicazione, e la sua parola ha un forte impatto al quale nessuno rimane indifferente, dimostrando potenza e l'autorità di Dio stesso. Egli pure invia i suoi discepoli a predicare in suo nome: Andando, predicate e dite: "Il regno dei cieli è vicino" (Matteo 10:7). Egli promette che la loro parola avrebbe avuto la stessa potenza ed autorità della sua: "Chi ascolta voi ascolta me; chi respinge voi respinge me, e chi rifiuta me rifiuta Colui che mi ha mandato" (Luca 10:16). La predicazione stessa, per Gesù, avrebbe causato la diffusione del Regno di Dio fino agli estremi confini del mondo: "Questo vangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo, affinché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; allora verrà la fine" (Matteo 24:14).
Dopo la sua risurrezione, gli apostoli trovano come Gesù stesso continui il suo ministero attraverso la loro predicazione (di fatto il ministero di Gesù è considerato solo un inizio cfr. Atti 1:1). Essi credono che sia Dio stesso, attraverso la loro predicazione a rivolgere il suo appello all'umanità ed a guarire. Essi non avevano esistazione alcuna ad affermare che stessero predicando la stessa Parola di Dio (cfr. 1 Tessalonicesi 2:13 "Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l'accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete"; 1 Pietro 1:23 "...perché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio"). La predicazione è lo strumento privilegiato di Dio per comunicare la salvezza: "Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione" (1 Corinzi 1:21).
Gli apostoli pure credevano che, attraverso la loro predicazione, le potenze della salvezza e della nuova era fossero impiantate nella vita umana e che la storia così si affrettasse all'adempimento dei propositi di Dio di unire tutte le cose in Cristo e perfezionare pienamente la nuova creazione (cfr. Colossesi 1:22-29; Efesini 1.9,10; 3:4-13).
I racconti che descrivono la chiesa primitiva indicano come la predicazione assumesse la forma di esposizione delle Sacre Scritture, non solo come attività missionaria, ma anche nel contesto della comunità riunita dei credenti, specialmente nel Giorno del Signore (Romani 15:4; Atti 18:24-28; 20:7ss). La continuazione di questa pratica si evince pure dalla descrizione che Giustino fa del culto cristiano nel secondo secolo.

 

La predicazione nella storia della chiesa

 

  • La forma più antica di predicazione cristiana è quella di un'omelia semplice, dialogata, pratica e pastorale, basata sul testo biblico che è stato letto, e spesso elaborando la varietà di temi che il testo suggerisce, nell'ordine in cui compaiono in esso, senza occuparsi molto della struttura retorica del discorso. Il sermone iniziava dove terminava il testo biblico. Era stesso presentato in modo estemporaneo, sebbene sorgesse da un'attenta preparazione. Era considerato dovere primario del vescovo quello di predicare, e spesso lo faceva seduto su una sorta di trono prospicente la comunità, mentre l'assemblea stava in piedi.
  • Notevole è stato lo stile omiletico di Origene (185-254). Sebbene il suo approccio allegorico sia eccezionale per il periodo, tipico è l'intero suo approccio alla predicazione. Predicava sistematicamente attraverso tutti i libri della Bibbia in serie, capitolo per capitolo, versetto per versetto. Fino al quinto secolo egli rimane il modello per eccellenza da seguire.
  • I grandi predicatori del terzo e del quarto secolo: Basilio, Gregorio nazianzeno, Gregorio di Nissa, Crisostomo, ed Agostino erano consapevoli di vivere in un mondo in cui il normale metodo di comunicazione implicava l'uso della retorica tradizionale. Basilio e Crisostomo mettono in grande evidenza l'importanza dell'interpretazione grammaticale e storica della Bibbia. I sermoni di Crisostomo sono rimarchevoli perché coprono sistematicamente tutta la Bibbia, per le loro applicazioni morali e per il loro coraggio profetico. Sebbene essi riconoscessero la grande differenza che intercorreva fra il compito dei predicatori cristiani e quella dei retori pagani, il cui scopo era soprattutto impressionare l'uditorio con grandi discorsi, essi sentivano come la chiesa dovesse accettare l'aiuto che lo studio della retorica offriva alla predicazione.
  • La prima importante discussione sull'omiletica in rapporto alla retorica è fatta da Agostino nell'opera "Sulla dottrina cristiana", opera che non ha mai cessato d'essere importante. Ambrogio e Agostino predicano sermoni semplici, pratici ed espositivi che non stavano alla pari di quelli del Padri greci, ma nutrivano, ciononostante, la chiesa. Durante il periodo patristico la predicazione è in gran parte catechetica. Tratta dalla tradizione rabbinica dell'istruzione morale, era finalizzata ad insegnare la fede cristiana ai neo-convertiti. Il "sermone festivo", altro genere omiletico sviluppato durante il periodo patristico, era basato sul panegirico greco. Piuttosto che spiegare un brano delle Sacre Scritture, esso cercava di spiegare ciò che veniva celebrato nella festività ricorrente. Con l'ultimo del Padri latini Leone Magno e Gregorio Magno il "sermone festivo" diventa sempre più importante.
  • Durante le invasioni barbariche era difficile istruire predicatori, eppure si distinguono monaci missionari come Patrizio, Columba, Pirmino e Bonifacio, che sviluppano la predicazione evangelistica. Non c'è, però, molta predicazione, nel Medioevo per il fedele medio. E' nel periodo di Carlo Magno, però, che viene ristabilita l'usanza della predicazione in ogni culto domenicale. Per aiutare i presbiteri nella predicazione, Alcuino prepara il primo lezionario per ogni giorno frestivo e domenica dell'anno con sussidi per i sermoni. Questo sistema non produce molta predicazione ispirata, ma almeno la migliora, soprattutto quando si ripropongono loro i sermoni classici di Agostino, Cesario di Arles ed altri padri della chiesa.
  • Nel risveglio dell'arte omiletica prodotto dai frati domenicani e francescani, si producono una grande quantità di sussidi omiletici, con sermoni suggeriti per ogni sorta di occasione. Si distinguono nel dodicesimo secolo, Domenico, Francesco d'Assisi, Antonio da Padova, Alberto il grande e Bonaventura, come pure Jean Charlier de Gerson, Jan Hus, Nicola Cusano, Giovanni Capistrano, e Girolamo Savonarola. L'arte di illustrare i sermoni con favole ed allegorie di fantasia, si sviluppa anche in questo periodo, facendo sorgere molte collezioni di exempla a questo proposito. Si stampano anche trattati sulla predicazione, come quello di Humbert de Romans.
  • Nel tredicesimo secolo appare nei circoli universitari una nuova forma "moderna" di predicazione tematica da brevi testi biblici, con attenta introduzione, transizioni, conclusioni e, naturalmente con l'argomento suddiviso nei "classici tre punti". Era chiamata "moderna" in contrapposizione alla forma più antica di omelia.
  • La Riforma protestante vede la rinascita della predicazione biblica espositiva. Non era, infatti, tanto questione se si dovesse predicare, ma che cosa. Potente predicatore, Martin Lutero aveva conseguito un dottorato in interpretazione della Bibbia. Ulrico Zwingli, ispirato dall'esempio di Crisostomo incomincia a predicare attraverso il vangelo di Matteo capitolo per capitolo, versetto per versetto, trattando argomenti come il servizio militare mercenario, il celibato dei preti, le pratiche religiose superstiziose, la provvidenza e la giustificazione per fede. Giovanni Ecolampadio pure seguiva Crisostomo ed esortava i predicatori a seguire un'esegesi storico-grammaticale, abbandonando l'esegesi allegorica, così popolare nel Medioevo. I Riformatori promuovono pure molto la predicazione catechetica, in particolare Johannes Zwick sottolinea molto la predicazione catechistica rivolta ai bambini. Giovanni Calvino è maestro nell'arte dell'interpretazione biblica e abile linguista. I suoi sermoni sono semplici, chiari ed informativi. Si producono allora opere influenti sull'omiletica, come quelle di Andreas Hyperius (1511-1564) e Bartolomaeus Keckermann (1571-1609). Nelle isole britanniche si distingue John Knox come uno dei più eccezionali predicatori della storia.
  • L'opera più importante sull'omiletica nell'ambito del Puritanesimo è "L'arte di profetizzare" di William Perkins. Nel diciassettesimo secolo si distinguono pure John Preston e Richard Sibbes per il loro stile semplice e potente. I governi si sentivano allora minacciati da predicatori come Richard Baxter, Edmund Calamy e Thomas Goodwin. Alcuni dei migliori predicatori inglesi come John Cotton, Thomas Shepard e John Davenport emigrano in America, ma vi rimangono diventando molto popolari Thomas Watson (famoso per i suoi sermoni sul Catechismo maggiore di Westminster), Thomas Manton e John Flavel (il "predicatore marinaio").
  • I Paesi bassi producono un certo numero di notevoli predicatori durante l'epoca d'oro della Repubblica olandese come Gisbert Voetius (predicatore dottrinale), mentre Johannes Cocceius è famoso per aver sviluppato la teologia federale. Fra gli Ugonotti francesi del diciassettesimo secolo vi sono Jean Daillé, ma Pierre du Moulin e Jean Mestrezat continuano la tradizione riformata di predicazione espositiva e catechetica.
  • Influenzati dalla retorica classica, il periodo barocco vede un approccio diverso alla predicazione. In Inghilterra Lancelot Andrewes e John Donne predicano raffinati sermoni letterari in appoggio alla Chiesa anglicana di stato e al dititto divino della monarchia inglese. Nella Francia cattolica fiorisce la predicazione barocca di Jacques Bossuet, Louis Bourdaloue e Jean Baptiste Massilion, ammirati alla corte francese che, benché corrotta, amava udire buoni sermoni. Jacques Saurin in Olanda e Jean Frédéric Ostervald in Svizzera sono due pastori riformati che seguono le tendenze barocche conservando incorrotta l'ortodossia riformata nonostante l'imperante razionalismo. Johann Lavater a Zurigo e Friedrich Schleiermacher a Berlino cercano di reinterpretare il Calvinismo in un'epoca che aveva largamente abbracciato il deismo.
  • Scandalizzati dalla superficialità della religione barocca, il Pietismo comincia a portare la predicazione in una direzione diversa. Evitando sia la teologia dottrinale che l'esegesi biblica, il Pietismo si focalizza soprattutto sulle esperienze interiori. Questo porta un grande risveglio in Inghilterra dove John wesley e George Whitefield predicano a minatori ed operai fuori dalla chiesa istituzionale e dalle strutture liturgiche. A differenza di Wesley, Whitefierld è un calvinista anche se la sua predicazione drammatica ed estemporanea di allontana considerevolmente dal pulpito tradizionale. Andando in America (1739) Whitefield innesca il grande Risveglio insieme a Jonathan Edwards e Gilbert Tennent, che sotto l'influenza sia del Puritanesimo che del Pietismo cominciano a predicare una fede esperienziale.
  • Appaiono in questo periodo le opere di Charles Simeons Horae Homileticae (21 volumi) pubblicati originalmente nel 1832 e Alexandre Rodolphe Vinet (1747-1847): "Omiletica: la teoria della predicazione", molto popolari ai loro tempi. Si noti pure l'opera di John Albert Broadus, "il principe degli espositori" su "Lezioni sulla storia della predicazione" (1893), Francesco di Sales "Sul predicatore e la predicazione".
  • L'Evangelicalismo del diciannovesimo secolo è rappresentato in Scozia da Thomas Chalmers e Thomas Guthrie, interessati non solo alla conversione dell'individuo, ma della società. L'esposizione biblica di Friedrich Wilhelm Krummacher contribuisce molto a rivitalizzare le chiese riformate tedesche, mentre in Francia Adolphe Monod rivitalizza la tradizione degli Ugonotti. Alexander Maclaren, Joseph Parker e Charles Haddon Spurgeon parlano con eloquenza al popolo comune della potenza di Dio per trasformare la vita umana. Traggono i loro sermoni da uno studio attento e percettivo della Bibbia ma ignorano i problemi sollevati dalla ricerca biblica moderna. Spurgeon, convinto calvinista può essere considerato uno dei più grandi predicatori della chiesa cristiana.
  • In America si sviluppa una scuola omiletica distinta inspirata da un forte interesse evangelistico e da zelo profetico. Charles G. Finney, che non sopportava le discipline teologiche del Protestantesimo classico, ma profondamente consapevole dei bisogni spirituali della giovane nazione, era il tipico predicatore del revivalismo di frontiera. Predicando la conversione, l'abolizione della schiavitù e la temperanza, essi predicavano una fede che esercitava un forte appello nell'americano medio. Mentre Dwight L. Moody, Billy Sunday e George Truett si dedicavano intensamente all'evangelizzazione, Horace Bushnell e Henry Ward Beecher tendevano sempre di più in direzione del Protestantesimo liberale.
  • All'inizio del ventesimo secolo Harry Emerson Fosdick con il suo linguaggio diretto, illustrazioni dalla vita quotidiana e il suo illimitato ottimismo segnavano fortemente la tradizione moderna dell'omiletica americana.

 

La predicazione oggi


Le tendenze contemporanee nel campo dell'omiletica includono: predicazione liturgica, predicazione olistica, predicazione basata sulla teoria della comunicazione, predicazione liberazionista (alcuni omileti includono in questa categoria predicazione femminista e predicazione nera), predicazione costruita intorno alla teoria del linguaggio, predicazione contestuale, predicazione induttiva, predicazione narrativa. Vi è oggi un rinnovato interesse nella predicazione teologica.
Il senso stesso della predicazione viene oggi posto in discussione, soprattutto per la prevalenza oggi della civiltà dell'immagine. Sono esplorati modi di comunicazione audiovisivi, e ci si chiede come sia possibile oggi predicare per la "classica mezz'ora" (in passato le predicazioni non duravano comunque meno che 50 minuti) quando apparentemente la persona media non riesce a concentrarsi sul parlato per più di cinque minuti... Come rieducare l'uditorio?     

 

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