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Presupposizionalismo

Page history last edited by Paolo E. Castellina 9 months ago

Presupposizionalismo


Il termine presupposizionalismo è di origine assai recente ed è sovente messo in rapporto con l'apologetica, quella disciplina cioè, che da un lato difende ciò che viene contestato e dall'altro tenta di persuadere l'interlocutore per superarne le obiezioni.
Nel ventesimo secolo il termine presupposizionalismo è contrapposto ad evidenzialismo per indicare quella concezione che si rifà a Cornelius Van Til (1895-1987). Anche se quest'ultimo utilizzerebbe tale termine con molte riserve, il presupposizionalismo è un tentativo di professare il tema della signoria di Dio anche nell'ambito del sapere ed in questo senso si collega ad una tradizione che risale assai lontano nel tempo.

Origini e caratteristiche

 

La necessità di precisare quale sia il punto di partenza assoluto per portare avanti una riflessione rigorosa è sempre esistita. E' possibe per l'uomo rendere conto della realtà nella sua totalità e diversità? Quale deve essere il criterio decisivo che permette di giungere ad una conoscenza autentica di tutto ciò che esiste? Sin dall'inizio la Scrittura ha posto come criterio indispensabile per ogni conoscenza il Dio rivelato dal quale ogni essere trae origine e significato e a questa impostazione hanno cercato d'attenersi uomini come Tertulliano, Agostino, Anselmo d'Aosta, per non parlare dei Riformatori. Altri invece come Giustino Martire, Tommaso d'Aquino, Alberto di Colonia, anche se con diverse sfumature, hanno sostenuto l'importanza del logos o della ragione come criterio per conoscere Dio, anziché sottolineare la necessità della rivelazione scritta. E' stato però Van Til nella prima metà del ventesimo secolo a presentare con maggior forza le condizioni per una corretta comprensione della realtà nella sua totalità. In contrasto con le presentazioni in cui la fede è concepita come "relativa", "parziale", "induttiva" e solo come una probabile verità, Van Til ha richiamato l'attenzione sulla necessità di una presa di posizione radicale che assuma la rivelazione di Dio quale punto di partenza quale essa è veramente. Con lui l'apologetica viene allontanata dalla zona ombrosa e confusa in cui si trova per delineare precise fondamenta e per muoversi verso nuovi obiettivi. Il presupposizionalismo considera in primo luogo quali devono essere le condizioni per la comprensione della realtà.


I punti di partenza sono estremamente importanti per lo sviluppo del pensiero e riguardano ogni disciplina. Ogni pensiero scientifico e filosofico parte da premesse che vengono assunte a priori e che sono poste all'inizio del processo conoscitivo. In matematica, per esempio, per risolvere un certo problema si parte da un teorema o da un postulato, ora se il postulato è corretto potrà esserlo anche la risposta, ma se il postulato è errato lo sarà anche la risposta. Poiché l'uomo è creatura, non può mai essere neutrale nei confronti di Dio e del mondo in cui vive. Prima di poter analizzare nei dettagli la realtà ogni uomo assume concetti più o meno elaborati che determinano la visione di se stesso, del mondo e di Dio. In questa ottica un presupposto è ciò che viene supposto in precedenza. Procedere per presupposti significa indicare quali sono i "principi epistemologici e metafisici che soggiacciono e controllano un particolare metodo". L'idea della neutralità del sapere è un'illusione che permane solo in ambienti estranei al sapere stesso e che anche la scienza moderna ha oramai respinto come inaccettabile. I presupposti non sono perciò delle semplici strutture che organizzano il sapere come ci si limita ad ammettere nelle più recenti correnti epistemologiche, ma le verità cardinali dell'esistenza, quelle che permeano la vita nella sua interezza e che orientano l'itinerario conoscitivo di ciascuno.


Il presupposizionalismo pone in secondo luogo la questione della possibilità della certezza. L'assunzione di un presupposto comporta l'interrogativo sulla certezza o meno dello stesso conoscere. Com'è possibile infatti essere certi del proprio conoscere se si è assunto un particolare punto di partenza nella propria riflessione? La filosofia della scienza e più in generale le correnti moderne dell'epistemologia riconoscono l'importanza dei punti di partenza, ma non tutte giungono alle medesime conclusioni. Come fare a riconoscere quali sono i presupposti adeguati alla realtà nella sua interezza? Il presupposizionalismo non esita minimamente davanti a tale sollecitazione. Assieme ai presupposti, esso s'indirizza a colui in virtù del quale essi sussistono. Il punto di partenza per la verifica della certezza è il Dio rivelato nella Scrittura. Se Dio è il solo che conosce la realtà perché ne è all'origine, è da lui che bisogna partire e a cui bisogna ricorrere per conoscerla con certezza. In Dio la verità non è solo una probabilità, ma una certezza. Nulla è più certo di Dio, né la matematica, né la logica, né alcun'altra realtà. Egli è anzi lo sfondo che permette alle possibilità di realizzarsi veramente.


Ciò significa che bisogna pensare in modo analogico. Quel che importa non è tanto che il ragionamento sia induttivo o deduttivo, ma che esso implichi la conoscenza di Dio come criterio per la conoscenza umana e che proceda in modo analogico. Il presupposizionalismo pone in terzo luogo la questione radicale della dottrina della signoria del Signore in ogni campo e in questo senso prolunga il tema della infallibilità della Scrittura nell'ambito del conoscere. La signoria del Signore non ha solo carattere globale, ma anche assoluto. La conseguenza è che non si parte dall'uomo o dalla sua razionalità (corrotta) per giungere a Dio, ma si assume il Dio rivelato come punto di partenza del conoscere. Ogni conoscenza, sacra e profana che sia, ha la sua origine nel Signore, perché in lui sono nascosti tutti i tesori della conoscenza. Pensare ad un terreno neutrale capace di prescindere da Dio significa assumere un criterio non solo discutibile, ma blasfemo. Discutibile perché nessuno è veramente autonomo nel mondo che è quello di Dio, blasfemo perch‚ una salvezza che non riguarda anche il pensiero è una salvezza mutilata che disonora il Salvatore del mondo. Il presupposizionalismo collega Dio all'uomo nell'unico modo lecito. Dio prima, l'uomo poi. Per poter ben pensare l'uomo deve partire dal Dio che si è rivelato e che è sufficiente a se stesso e passare quindi alla realtà.

Osservazioni

 

Il presupposizionalismo offre una visione realmente armoniosa della vocazione umana all'interno del piano di Dio.


Anziché attingere ad elementi eterogenei per collegarli tra loro in maniera più o meno discutibile, esso esprime una concezione del mondo che, partendo dalla certezza della rivelazione di Dio, si autentica da sé. Mentre le altre concezioni devono promuovere la ragione o qualche altra dimensione del mondo creato al rango di divinità ordinatrice e cercare poi di collegarlo alla rivelazione, il presupposizionalismo si pone su una base che presuppone l'armonia della realtà creata. L'idea dell'autosufficienza della ragione o di qualche altro parametro costituisce una presunzione non indifferente che finisce per collocare l'uomo in un ruolo che non gli compete e che è comunque stato smantellato dalla stessa storia umana. In realtà risulta assai difficile trovare un'alternativa significativa alla rivelazione di Dio. In questo tempo più che mai disincantato nei confronti delle fondazioni ultime della realtà, solo Dio legittima veramente l'uomo ed il suo itinerario conoscitivo in questo mondo. Sul piano razionale si può notare che tra presupposto e conclusione non ci sono a ben guardare vere differenze. L'accettazione delle premesse comporta anche l'accettazione delle conclusioni ed obbliga quindi a credere nelle premesse stesse. I presupposti diventano così una specie di conclusione.


Ma se una tale osservazione può avere un valore relativo sul piano razionale, su quello teologico ne ha uno assai più ampio. Esso mostra che solo il presupposizionalismo è in grado di rispettare il Soli Deo gloria cui i Riformatori sono stati così sensibili. Il servizio che si rende a Dio sarà veramente per la sua sola gloria solo a condizione che rimanga ben ancorato alle premesse implicite nella sua rivelazione, quelle che fanno di lui colui che è sempre primo e autosufficiente. Siccome la conoscenza procede dalla conoscenza e non dall'ignoranza, solo Colui che è all'origine può fornire i criteri per un autentico processo conoscitivo. Il fine deve determinare ciò che precede e viceversa ciò che precede determina realmente il fine, ecco perché il presupposizionalismo appare come il procedimento più coerente ed armonioso secondo la rivelazione biblica. Il presupposizionalismo offre una reale possibilità di dialogo. Qualcuno potrebbe pensare che sul piano pratico la visione presupposizionalista escluda la possibilit... di comunicare con persone di diversa convinzione e che sia un modo circolare di ragionare. In realtà è vero il contrario.


Prima di tutto il presupposizionalismo prende il proprio interlocutore per quello che egli è veramente e non per quello che s'illude di essere. Non si accontenta d'isolarne le argomentazioni, ma le riconosce come parte integrante di una visione più ampia, quella di un mondo che ha rotto l'alleanza col suo Creatore. In secondo luogo cerca di sollecitare l'interlocutore ad essere coerente fino in fondo. Si tratta di "scoperchiare" la sua costruzione per fargli capire l'inconsistenza delle sue assunzioni occulte o palesi.
Da un punto di vista presupposizionalista non si tratta di assumere l'ipotesi della neutralità del sapere, ma di provocare nell'interlocutore interrogativi capaci di evidenziare la matrice razionalista o irrazionalista del suo pensiero, e comunque di sottolinearne le contraddizioni.
Non si tratta di rifiutare i fatti, o come alcuni dicono "le evidenze", ma di riconoscere che in quanto fatti di Dio essi saranno ben visti e compresi solo nella luce di Dio. I fatti non sono mai realtà isolate, ma realtà che fanno parte di un universo di valori e relazioni da cui non si può prescindere se si vuole veramente accedere ad essi.


Il presupposizionalismo costituisce un modo per conservare la dignità cristiana anche nell'ambito della testimonianza. Taluni cristiani avvertono un certo complesso d'inferiorità nei confronti di coloro che dichiarano la loro esclusiva razionalità e in molti casi si sentono come obbligati a scendere a patti pur di acquistare una certa rispettabilità. In questo modo si falsano i termini delle questioni e si compromette la dignità del messaggio evangelico. Sottolineando come ciascuno assuma in definitiva certi punti di partenza per la propria riflessione, il presupposizionalismo offre la possibilità di confrontarsi anche con coloro che s'illudono di essere estranei ad ogni problematica religiosa nella propria esistenza e conserva la propria dignità. Chi deve convincere è lo Spirito Santo e non c'è quindi bisogno di compromettere l'Evangelo col pretesto di conquistare le persone ad esso. Pur collegandosi con la tradizione evangelica, il presupposizionalismo offre la possibilità di un confronto costruttivo anche con le visioni del mondo che dominano la modernità sottolineando ancora una volta la pertinenza dell'Evangelo.

BIBLIOGRAFIA

 

  • C. Van Til, A Survey of Christian Epistemology,
  • Ripon, den dulk Christian Foundation 1969; Id.,
  • A Christian Theory of Knowledge, Nutley, Presb. and Ref. 1969;
  • E.R. Geehan (ed), Jerusalem and Athens.
  • Critical Discussions on the philosophy and apologetic of C. Van Til, Nutley, Presb. and Ref. 1977;
  • G. Bahnsen "Pragmatismo, pregiudizio e presupposizionalismo" in "Apologetica oggi" Sdt VI (1983) N 11, pp. 77-195;
  • R.C. Sproul, J. Gerstner, A. Lindsley, Classical Apologetics, Grand Rapids, Zondervan 1984;
  • J.M. Frame, The Doctrine of the Knowledge of God, Phillipsburg, Presb. and Ref. 1987;
  • J. Frame, Apologetics to the Glory of God. An Introduction, Phillipsburg, Presb. and Ref. 1994;
  • P. Bolognesi (a cura di), "C. Van Til 1895-1987" Sdt VII n.s. (1995) N 13.     

 

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