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Alternarsi di serena attesa della salvezza e di disperazione (75-122)

Page history last edited by Paolo E. Castellina 7 months, 1 week ago

Grazia che abbonda al maggior peccatore

 

Alternarsi di serena attesa della salvezza e di disperazione

76) E veramente il Signore ml lasciò in questa condizione molti mesi, e non ml mostrò nulla, né se ero pronto, né se sarei stato chiamato in seguito. Ma finalmente, dopo molto tempo, e dopo molti lamenti rivolti a Dio affinché io potessi esser fatto partecipe della Santa e celeste chiamata, fui colpito da queste parole: "Vendicherò il loro sangue, non lo lascerò impunito; e il Signore stabilirà in Sion la sua dimora" (Gl. 4:21). Queste parole significavano per me che, se ancora non era accaduto, sarebbe venuto il giorno in cui sarei stato veramente convertito a Cristo.

77) All’incirca a quel tempo, lo incominciai ad aprire il mio cuore a quella povera gente di Bedford, e a parlare loro della mia condizione; e quando essi ebbero ascoltato, parlarono di me al Sig. Gifford, il quale cercò l’occasione per parlarmi, e si dimostrò ben disposto verso di me, sia pure, penso, con scarso fondamento; egli mi invitò a casa sua, dove io lo ascoltai conferire con altri sui rapporti tra Dio e l’anima; da tutto questo ricevetti una convinzione ancora più forte, e da quel momento incominciai ad avvertire la vanità e l’intimo squallore del mio empio cuore: di esso, fino a quel momento, io non conoscevo molto, ma ora incominciava a scoprirsi a me, ed anche a propendere per una cattiva condotta come non aveva mai fatto prima. Ora io scoprivo chiaramente che le brame e la corruzione si manifestavano dentro di me in pensieri e desideri impuri, che prima non avevo considerato; inoltre anche la mia aspirazione verso il Cielo e la vera vita incominciava a diminuire; scoprii pure che, mentre prima la mia anima era colma del desiderio di Dio, ora il mio cuore ricominciava a desiderare ogni sciocca vanità: si, il mio cuore non si lasciava smuovere da ciò che era bene, e si dimostrava noncurante sia della mia anima che del Cielo; anzi, li trascurava entrambi continuamente, in ogni occasione, ed era come una pastoia alla zampa di un uccello che gli impediva di volare.

78) Ebbene, pensavo, sto diventando sempre peggio, più ora sono lontano dalla conversione di quanto non lo sia stato mai. Perciò il mio animo prese ad abbattersi grandemente, e il mio cuore a scoraggiarsi talmente, da farmi sentire in basso come l’inferno. Se ora fossi stato arso al rogo, non avrei creduto che Cristo avesse amore per me. Ahimé, non potevo né udirlo, né vederlo, né sentirlo, né assaporare nessuno dei suoi doni; ero come trascinato da una tempesta, il mio cuore era impuro, i Cananiti abitavano la terra promessa.

79) Talvolta parlavo della mia condizione ai ministri di Dio, ed essi, dopo avermi ascoltato, mi compiangevano e ml parlavano di promesse; ma era come se ml dicessero di toccare il sole con un dito, quando ml chiedevano di accogliere la promessa o di contare su di essa; e non appena provavo a farlo, tutti i miei sensi e sentimenti erano contro di me: constatavo di avere un cuore che voleva peccare, e doveva sottostare ad una legge che lo avrebbe condannato.

80) Queste cose mi hanno fatto spesso pensare a quel bimbo che il padre portò a Cristo, “che, mentre si avvicinava a lui, fu gettato a terra dal diavolo, e straziato con tanta violenza, che si rotolava per terra con la bava alla bocca, (Lu. 9:42 - Mr. 9:20).

81) Inoltre, in quei giorni constatavo che il mio cuore si chiudeva al Signore, e al suo santa Parola; che la mia miscredenza era come una spalla contro la porta per tenere fuori il Signore, anche Se, con molti amari sospiri, gridavo: Buon Signore, aprila a forza! e Signore, spezza queste porte di bronzo, e infrangi queste ferree serrande (Sl. 107:16). Tuttavia, queste parole talvolta creavano nel mio cuore una pausa di pace: "lo ti ho cinto prima che mi conoscessi" (Is. 45:5).

82) Ma per tutto quel tempo, fui incline a peccare come non lo ero mai stato; mi sentivo tutto sottosopra: non osavo prendere uno spillo o un bastoncino, anche grosso come una paglia, poiché la mia coscienza doleva, e avrebbe sofferto al minimo tocco; non sapevo come pronunciare le parole, per timore di collocarle male; oh, come procedevo cautamente, in tutto quello che facevo o dicevo! Mi pareva di trovarmi in una palude fangosa, che si agitava se appena mi muovevo, dalla quale erano assenti Dio, Cristo, lo Spirito e tutte le cose buone.

83) Ma devo osservare che, sebbene io fossi un così grande peccatore prima della conversione, tuttavia Dio non mi attribuì mai molto la colpa dei peccati che derivavano dalla mia ignoranza; soltanto mi mostrò che sarei stato perduto, se non avessi posseduto Cristo, perché ero stato un peccatore. Vedevo che mi occorreva una perfetta integrità per presentarmi senza colpe al cospetto di Dio, e che questa integrità non si poteva trovare in nessun luogo se non nella persona di Gesù Cristo.

84) Ma la mia intima corruzione originale, quella che era il mio flagello e la mia afflizione, la vedevo crescere dentro di me in una maniera così spaventosa, che me ne sentivo colpevole, con mio grande stupore; per questa ragione, ero ai miei occhi più ripugnante di un rospo, e tale credevo di essere anche agli occhi di Dio: il peccato e la corruzione, dicevo, sgorgano dal mio cuore altrettanto naturalmente che l’acqua da una fontana. Pensavo che chiunque avesse un cuore migliore del mio; avrei potuto cambiare il mio cuore con chiunque, nessuno se non il diavolo in persona poteva eguagliarmi in malvagità interiore e corruzione di mente. Perciò, constatando la mia bassezza, caddi in una profonda disperazione, poiché giunsi alla conclusione che questa condizione in cui mi trovavo non poteva conciliarsi con uno stato di grazia; certamente, pensavo, sono abbandonato da Dio, certamente son caduto in preda al demonio e alla dannazione; e così continuai a lungo, per alcuni anni.

85) Mentre ero così tormentato dal timore della dannazione, c’erano due cose che mi meravigliavano: una era quando vedevo delle persone anziane inseguire le cose di questo mondo, come se vi avessero dovuto vivere per sempre; l’altra, quando vedevo delle persone che facevano professione di fede, che si travagliavano e si abbattevano quando incorrevano in perdite materiali, come il marito, la moglie, il figlio, ecc. Signore, pensavo, quanto rumore per queste piccole cose! Quale ricerca di cose materiali da parte di alcuni, e quale dolore in altri per la perdita di esse! Se costoro tanto si affaticano per ottenere le cose di questo mondo, e spendono tante lacrime per esse, come mi si deve compiangere, e quanto si deve pregare per me! La mia anima sta morendo, la mia anima si sta dannando. Se essa fosse in una buona condizione, e se io ne fossi sicuro, oh, come mi riterrei ricco, sebbene consacrato solo con pane e acqua; io considererei quelli nient’altro che piccoli dolori, e li porterei come lievi fardelli. Ma chi può sopportare uno spirito ferito?

86) E sebbene io fossi così turbato, scosso e afflitto dalla vista, dalla percezione e dal terrore della mia malvagità, tuttavia temevo di lasciar andare via del tutto dalla inia mente questa consapevolezza, poiché ritenevo che, a meno che il peccato di coscienza non fosse estirpato nella maniera giusta, dove con il sangue di Cristo, un uomo diventava peggiore, anziché migliore, con la perdita del suo turbamento. Perciò, se la mia colpa giaceva pesantemente su di me, allora dovevo invocare che il sangue di Cristo la rimuovesse; e se la mia colpa si allontanava (poiché il senso del peccato sembrava talvolta svanire ed andarsene del tutto) allora mi sforzavo di ricondurla sul mio cuore, affinché portasse sul mio spirito la punizione del fuoco infernale per i miei peccati; e gridavo: Signore, fa che non abbandoni il mio cuore se non nella giusta maniera, se non con il sangue di Cristo, applicando la tua misericordia alla mia anima per mezzo suo. E queste parole della Bibbia erano fortemente imprese su di me: "Senza spargimento di sangue non c’è remissione" (Eb. 9:22).

Quello che mi faceva temere di più era che io avevo visto alcuni, che, sebbene piangessero e pregassero quand’erano sottoposti alle ferite della coscienza, tuttavia, cercando un momentaneo sollievo ai loro guai più che il perdono dei loro peccati, senza preoccuparsi di come si liberassero della loro colpa, se la toglievano semplicemente dalla mente; e perciò, essendosene liberati nella maniera sbagliata, non ne erano purificati, ma diventavano sempre più duri e ciechi, e più malvagi. Questo ml faceva temere, e mi faceva invocare Dio sempre di più che così non accadesse anche a me.

87) Mi dispiaceva perfino che Dio mi avesse fatto uomo, poiché temevo di essere un reprobo: consideravo un uomo non convertito la più triste fra tutte le creature, perciò, sentendomi così tormentato e sballottato dalla mia triste condizione, mi consideravo solo e il più infelice degli uomini.

88) Si, ritenevo impossibile che sarei mai pervenuto a tanta bontà d’animo, da ringraziare Dio di avermi fatto uomo. L’uomo invero è per creazione la più nobile di tutte le creature del mondo visibile; ma con il peccato è diventato la più ignobile. Lo benedicevo la condizione degli animali, degli uccelli, del pesci, ecc., poiché essi non avevano una natura corrotta, e non erano sgraditi alla vista di Dio, e non sarebbero finiti nel fuoco dell’inferno; perciò mi sarei rallegrato di essere come loro.

89) Rimasi in questo stato abbastanza a lungo; ma quando fu giunto il momento della consolazione, udì un tale predicare un sermone sul Cantico n. 4 "Quanto sei bello, amore mio, quanto sei bello" facendo delle parole amore mio il suo argomento principale; e dopo aver scorso un poco il testo, trasse queste conclusioni:
1) La Chiesa, e con essa tutte le anime salvate, e l’amore di Cristo, anche quando esse sono prive d’amore.
2) L’amore di Cristo senza una causa.
3) L’amore di Cristo quando si odia il mondo.
4) L’amore di Cristo quando si e in tentazione o in disperazione.
5) L’amore di Cristo dal principio alla fine.

90) Al momento io non ricavai nulla da quanto egli disse, ricordo solo che così commento il quarto punto: "Se e vero che l’anima salvata è l’amore di Cristo quando è tentata o disperata, allora, povera anima tentata, quando sei assalita e tormentata dalla tentazione, e quando ti è celato il volto di Dio, pensa a queste parole: "Amore mio".

91) E mentre andavo a casa, queste parole ritornarono alla mente, e ricordo bene che dissi di me: Che cosa otterrò a pensare a queste d parole? Questo pensiero mi aveva appena attraversato la mente, che si accesero nel mio spirito le parole: "Tu sei il mio amore, tu sei il mio amore per venti volte; e mentre mi percorrevano la mente, diventavano sempre più forti ed e ardenti, tanto da alzare gli occhi al Cielo; ma, essendo ancora combattuto tra la speranza e il timore, continuavo a ripetere dentro di me: "Ma è vero? E vero?". E subito ml assalì quella frase che dice: "Non sapeva se fosse realtà quello che veniva fatto dall’Angelo" (At. 12:9).

92) Allora incominciai a far posto alle parole che a forza risuonavano gioiosamente nella mia anima: "Tu sei il mio amore, tu sei il mio amore; e nulla ti separerà dal mio amore" ed insieme, mi veniva alla mente la Lettera ai Romani (8:39). Ora il mio cuore era colmo di consolazione e di speranza, e potevo credere che i miei peccati mi sarebbero stati perdonati; ero così preso dall’amore e dalla misericordia di Dio, che ricordo che non sapevo come contenermi fino a casa; pensavo che avrei potuto parlare del suo amore e della sua misericordia verso di me anche ai corvi che mi stavano davanti sui campi arati, se fossero stati capaci di comprendermi; perciò dissi dentro di me con grande letizia. Vorrei avere qui penna e inchiostro per scrivere tutto questo prima di proseguire, perché non voglio davvero dimenticarlo per i prossimi quarant’anni. Ma, ahimé, in meno di quaranta giorni io ricominciai a rimettere tutto in discussione.

93) Tuttavia, in certi momenti ero portato a credere che si trattasse di una vera manifestazione di grazia verso la mia anima, sebbene avessi perduto gran parte della vita e della consolazione che la grazia porta con sé. Dopo circa una settimana o due, ml trovai ad essere perseguitato da questa frase biblica: "Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto che gli foste consegnati" (Lu. 22:31). E talvolta essa suonava così alta dentro di me, e con un richiamo così possente, che una volta soprattutto voltai la testa sopra la spalla, pensando davvero che qualcuno dietro di me mi chiamasse da una grande distanza; e mi sembrava che chiamasse così forte, che da allora in poi ho pensato che tutto ciò sia avvenuto per innalzarmi alla preghiera e all’osseranza, per farmi sapere che una nube e una tempesta si stavano abbattendo su di me; ma io non lo compresi al momento.

94) Ricordo inoltre che quella volta che fui chiamato così forte fu l’ultima volta che udì risuonare nelle mie orecchie quella frase biblica: mi pare di udire ancora quelle parole: "Simone, Simone", in tutta la loro forza. Pensavo veramente, come vi ho detto, che qualcuno mi chiamasse da una distanza di mezzo miglio dietro di me; e sebbene quello non fosse il mio nome, pure quel richiamo mi fece immediatamente voltare e guardare indietro, credendo che quello che chiamava così forte volesse me.

95) Ma io ero così sciocco ed ignorante, che non conoscevo la ragione di queste voci, (che, come compresi poco dopo, erano inviate dal Cielo perché mi svegliassi e provvedessi per quello che stava per accadere); solo ml chiedevo con stupore quale fosse la ragione per cui quella frase biblica, così spesso e così forte, continuasse a risuonarmi nelle orecchie. Ma, come ho detto prima, poco dopo ml resi conto che in essa c’era un fine divino.

96) Circa un mese dopo, si abbatté su di me una grande tempesta, che mi ridusse venti volte peggio di quanto non avessero fatto le precedenti, e mi depredò ora di una cosa, or di un’altra: dapprima mi fu tolto ogni conforto, poi l’oscurità si impossessò di me; dopo, si riversarono sul mio spirito, con mia grande confusione e stupore, fiumi di bestemmie contro Dio, Cristo e le Sacre Scritture. Questi pensieri blasfemi erano tali da sollevare dentro di me interrogativi sulla stessa esistenza di Dio e del sue unico figlio adorato: mi domandavo se c’erano davvero un Dio o un Cristo, e se le Sacre Scritture non erano Una favola o un’abile storia, invece della santa e pura Parola di Dio.

97) Il tentatore mi assaliva anche con questo dubbio: come puoi dire che i Turchi non abbiano delle Scritture altrettanto valide per dimostrare che il loro Maometto è il Salvatore, di quelle che abbiamo noi per dimostrare che il nostro Gesù lo è? E come potevo pensare che tutte quelle decine di migliaia di persone di tanti paesi fossero privi della conoscenza della giusta via al Cielo (se davvero c’era un Cielo), e che soltanto noi, che viviamo in un angolo della terra, noi soli dovessimo essere tanto privilegiati? Tutti credono che la loro religione sia la più giusta, gli Ebrei, i Mori e i pagani; e se anche tutta la nostra fede, e Cristo, e le Scritture non fossero altro che una presunzione?

98) Talvolta cercavo di discutere centre queste suggestioni, e di opporre lore alcune frasi del benedetto Paolo; ma, ahimé, così facende sentivo immediatamente che queste argomentazioni Si ritercevano contre di me; sebbene avessi in grande considerazione Paolo e quello che aveva detto, tuttavia come potevo dire in yenta the egli, essendo un uome sottile e astute, non si fosse dedicate ad ingannare con grandi illusioni i suoi simili, e non si fosse sottoposto a pene e viaggi per rovinarli e distruggerli?

99) Queste suggestioni (con molte altre che ora non posse e non eso esprimere, né a voce nd per iscritto) avevano una tale presa sul mio spirito e pesavane talmente sul mio cuore, per il loro numero, la loro durata e Ia lore forza impetuosa, che mi pareva che non ci fosse altro dentro di me dal mattino alla sera, come se verainente non ci fosse posto per altro; ed inoltre concludevo che Die, in un accesso d’ira contre Ia mia anima, mi aveva consegnato ad esse, perché ie ne fossi travelto come in un possente turbine.

100) Solarnente per il disgusto che suscitavano nel mie spirito, ml accorsi che c’era qualcosa in me che si rifiutava di abbracciarle; ma facevo questa considerazione soltante quando Die mi permetteva di inghiottire la saliva, altrimenti il rumere, la potenza e la forza delle mie tentazioni soffocavano e sommergevane questo pensiere, fine a seppellirlo e a cancellarne il ricerdo. Mentre ere sottoposto a queste tentazioni, spesso scoprivo che la mia mente all’improvvise si rnetteva a maledire e bestemmiare, o a pronunciare pesanti espressioni all’indirizzo di Die, o di Cristo sue figlie, o delle Scritture.

101) Ora io pensavo di essere posseduto dal demonio; altre volte, di essere state privato del senno, poiché, invece di uninni agli altri per lodare e magnificare il Signore Iddio, se appena sentivo parlare di lui, subito qualche orribile pensiero blasfemo sfuggiva dal mie cuere centro di lui. Alternativamente, pensavo che Die esistesse (e allora lo bestemmiavo), oppure che non ci fesse; non poteve sentire dentro di me né amore, né pace nd alcuna buena inclinazione.

102) Queste cose mi facevano affendare in una profonda disperaziene, poiché concludeve che esse non petevano assolutamente essere riscontrate in coloro che amavano Dio. Spesso, quando queste tentazioni premevano su di me, mi paragonavo a quel bambino che una zingara tiene a forza sotto il grembiule, e che porta lontano dalla sua gente e dal suo paese; talvolta tiravo calci, gridavo e piangevo; ma ero così avvinto alle ali della tentazione, che il vento mi portava via. Pensavo anche a Saul, e allo spiñto cattivo che lo possedeva; e temevo fortemente che la mia condizione fosse come Ia sua (1 Sam. 16.14).

103) In quei giorni, quando udivo gli altri parlare del peccato contro lo Spirito Santo, il tentatore mi provocava a tal punto da desiderare di commettere quel peccato, che mi sentivo come se non potessi e non dovessi essere tranquillo finché non lo avessi commesso: nessun altro peccato sarebbe servito. Se doveva essere commesso pronunciando una certa parola, sembrava che le mie labbra dovessero pronunciare quella parola, che io volessi o no; e questa tentazione era talmente forte in me, che spesso ero costretto a premermi una mano sotto il mento, per impedire alla mia bocca di aprirsi; e a questo scopo altre volte mi veniva Ia tentazione di gettarmi con la testa all’ingiu, in qualche pozzo.

104) Ancora una volta invidiavo la condizione del cane e del rospo, e consideravo lo stato di qualunque cosa creata da Dio di gran lunga migliore di quello in cui io mi trovavo: si, sarei stato felice di essere al posto di un cane o di un cavallo, poiche sapevo che essi non possedevano un’anima che potesse perire sotto l’eterno fardello dell’inferno a causa del peccato, come probabilmente sarebbe accaduto alla mia; e sebbene me ne rendessi perfettamente conto, e ne fossi straziato, quello che aumentava il mio dolore era che non riscontravo in me un ardente desiderio di esserne liberato. Inoltre, la rnia anima era torturata e lacerata da queste parole della Bibbia: "Ma gli empi sono come il mare agitato, quando non si può calmare e le sue acque cacciano fuori fango e pantano. «Non c'è pace per gli empi», dice il mio Dio" (Is. 57:20,21).

105) Il mio cuore era talvolta fin troppo duro: se anche avessi dato mille sterline per una lacrima, non avrei potuto versarne una; non solo, talvolta non desideravo neppure di versarne. Ero molto abbattuto al pensiero che questa potesse essere Ia mia sorte. Vedevo che alcuni potevano piangere e lamentare i loro peccati; altri potevano rallegrarsi e benedire Dio a causa di Cristo; e altri ancora potevano tranquillamente parlare della Parola di Dio e rammentarla con letizia, mentre io solo ero nel turbine della tempesta. Ciò mi scoraggiava enormemente: pensavo che Ia mia condizione fosse unica. Perciò deploravo molto il mio crudele destino, ma non potevo uscirne né liberarmene.

106) Fin tanto che durò questa tentazione, per circa un anno, non potei attendere a nessun culto, se non con dolore e angustie; si, allora ero molto tormentato dalle bestemmie: se appena ascoltavo la Parola di Dio, l’empietà, le bestemmie e la disperazione si impossessavano di me e mi tenevano prigioniero; se stavo leggendo, improvvisamente nil veniva da mettere in dubbio tutto quello che leggevo; talvolta ancora Ia mia mente era così distratta e in preda ad altri pensieri, che non comprendevo e non trattenevo altro che l’ultima frase che avevo letto.

107) Anche durante la preghiera ero molto turbato a quel tempo: talvolta credevo di vedere il demonio, anzi mi sembrava di sentirlo dietro di me che mi tirava gli abiti; inoltre mi stava continuamente attorno per tutta la durata della preghiera, a dirmi che bastava così, che dovevo interrompere, fare in fretta e non indugiare più; e continuava a distrarre la mia mente. Talvolta mi insinuava empi pensieri come questi: che dovevo pregare lui, o per lui; talvolta mi venivano alla mente queste parole: "Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori" (Mt. 4:9).

108) Proprio perche il mio pensiero vagava durante Ia preghiera, facevo del mio meglio per raccogliere Ia mente e concentrarla su Dio; allora con gran forza il tentatore cercava di distrarmi e confondermi, e di distrarre il mio pensiero, presentandomi l’immagine di un cespuglio, di un toro, di una scopa, o cose del genere, come se io dovessi pregare queste cose; e ad esse talvolta legava il mio pensiero a tal punto che mi sembrava di non poter pensare ad altro, o pregare nient’altro che queste o simili cose.

109) Tuttavia avevo talvolta una forte e commovente percezione di Dio e della effettiva verità del suo Evangelo: e allora il mio cuore erompeva in esciamazioni inesprimibili, la mia anima era in ogni parola che pronunciavo; invocavo tormentosamente Dio, aflinche fosse misericordioso con me; ma poi ero di nuovo aggredito da pensieri come questi: che Dio si facesse beffe di queste rule preghiere, dicendo alla presenza degli Angeli benedetti: "Questo povero infelice anela a me, come se io non avessi altro da fare della mia misericordia, che accordarla a uno come lui; oh, povero sciocco, come ti inganni! Non tocca a quelli come te di godere il favore dell’Altissimo".

110) Inoltre il tentatore mi aggrediva scoraggiandomi con frasi di questo tenore: Tu ardi per avere misenicordia, ma io ti raffredderò; questa tua disposizione non durera per sempre; molti sono stati ardenti come te sotto l’effetto di un impulso, ma io ho spento il loro zelo (e con quelli che si erano ribellati ritornavano in mio potere) . lo allora temevo che avrei fatto altrettanto; ma pensavo: sono lieto che mi venga in mente questa possibilità, così farb tutta l’attenzione possibile.

"Per quanto tu faccia, diceva Satana, io sarò troppo forte al tuo confronto, ti raffredderò senza che tu te ne accorga, a gradi, poco a poco; che cosa m’importa, diceva, se devo passare sette anni a raffreddare il tuo cuore, se alla fine ci riesco; il dondolare continuo fa addormentare il bambino che piange; mi applicherò con costanza, ma alla fine riuscirb nel mio intento. Sebbene tu stia ardendo in questo momento, tuttavia, se riuscirò ad allontanarti da questo fuoco, ti farò diventare freddo in poco tempo.

111) Tutto ciò produsse in me gravi angustie: infatti, come al momento non ml ritenevo adatto ad una morte immediata, così pensavo che il vivere a lungo mi avrebbe reso ancora più inadatto, poiché il tempo mi avrebbe fatto dimenticare tutto, ed esaurire il ricordo del male che si fa peccando, il valore del Cielo, ed il bisogno che avevo del sangue di Cristo per lavarmi; ma, grazie a Gesù Cristo, queste cose non mi fecero tralasciare di piangere, anzi ml istigarono a farlo ancora di più come colei che ha incontrato l’adultero (De. 22:25); e in quei giorni, dopo aver aiquanto sofferto, fui consolato da queste parole: "Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Ro. 8:38,39).

112) Contro queste tentazioni avevo, però, alcuni sostegni, anche se allora li mettevo tutti in dubbio. Il terzo capitolo della profezia di Geremia mi fu di qualche aiuto, e così il quarto versetto, secondo il quale, sebbene abbiamo detto e fatto tutto il male possibile, dovremmo esciamare: "Padre mio, amico della mia giovinezza!", e così ritornare a lui.

113) Inoltre, una volta ricevetti una dolce illuminazione da questa frase della seconda lettera ai Corinti: "Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2 Co. 5.21). Ricordo anche che un giorno, mentre sedevo nella casa di un vicino, ero molto triste al pensiero delle rnie molte empietà, e dicevo fra me: "Con quale fondamento posso pensare che io, che sono stato così vile e spregevole, potrei mai ereditare la vita eterna?"; quando all’improvviso mi venne alla mente questa frase: "Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?" (Ro. 8:31). Anche questo mi era d’aiuto: "Ancora un po', e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete" (Gv. 14:19). Ma questi erano solo accenni, tocchi, brevi visite, anche se erano pieni di dolcezza; ma non duravano, come il lenzuolo di Pietro, improvvisamente mi venivano tolti e ritornavano al Cielo (Atti 10:16).

114) Ma in seguito il Signore si scopri a me maggiormente e più graziosamente; e invero, non solo mi liberò del tutto dalla colpa che pesava sulla mia coscienza, ma anche dalla corruzione che ne denvava, poiché la tentazione fu allontanata, ed io ritornai ad uno stato di purezza, come gli altri cristiani.

115) Ricordo che un giorno, mentre camminavo per Ia campagna, meditando sulla malvagita e l’empietà del mio cuore, e riflettendo sull’ostilità verso Dio che era in me, mi venne alla mente questa frase biblica: "...di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce" (Cl. 1:20). e da essa fui portato a considerare ripetutamente quel giorno, che Dio e Ia mia anima erano amici a causa di questo sangue; si, io vidi che la giustizia di Dio e la mia anima peccatrice potevano abbracciarsi e baciarsi per mezzo di questo sangue: quello fu un bel giorno per me, spero di non dimenticarlo mai.

116) Un’altra volta, mentre stavo seduto vicino al fuoco in casa mia, e meditavo sulla mia miseria,
il Signore ml inviò delle altre preziose parole: "Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita" (Eb. 2:14,15). Mi pareva che Ia gloria di queste parole pesasse talmente su di me, che una volta o due fui sul punto di svenire, tuttavia non con dolore e turbamento, ma con gioia piena e un gran senso di pace.

117) A quel tempo, inoltre, ero affidato alle cure di Mr. Gifford, un sant’uomo, la cui dottrina, per grazia di Dio, contribuì molto alla mia stabilità. Quest’uomo si dedicava moltissimo a liberare il popolo di Dio da quel falso e insano riposo che per natura siamo disposti a concedere alla nostra anima: egli ci spingeva a dedicare una particolare cura a non basare nessuna verità sulla fede che ci può provenire da queste o quelle cose o persone, ma ad invocare con tutte le nostre forze Dio affinché ci convincesse della realtà della sua verità, e ci immergesse in essa, per mezzo del suo stesso spirito presente nella divina Parola; poiché, diceva, se voi fate altnimenti, quando sopraggiungono forti tentazioni, non avendo voi ricevuto questa verità chiaramente dal Cielo, troverete che vi manca l’aiuto e la forza di resistere, che prima credevate di avere.

118) Tutto ciò giungeva così a proposito alla mia anima, come la prima e l’ultima pioggia nella stagione giusta: infatti, io avevo riscontrato, e con triste esperienza, Ia verità di queste sue parole. (Io avevo espenimentato che nessuno può dire, specialmente quando è tentato dal demonio, che Gesu Cristo è
il Signore, se non con l’aiuto dello Spirito Santo). Perciò trovai che Ia mia anima, attraverso Ia grazia era propensa ad attingere a questa dottnina, ed incline ad invocare da Dio che non permettesse che io fossi privo della conferma del Cielo per tutto quello che riguardava Ia gloria di Dio e Ia mia felicita eterna ora vedevo chiaramente che c’era una enorme differenza fra le nozioni della came e del sangue, e le rivelazioni del Dio che sta nel Cielo; ed anche una grande differenza tra la fede conforme al discernimento degli uomini, e quella che possiede un uomo nato da Dio (Mt. 16:15 - 1 Gv. 5:1).

119) Ma ora la mia anima era condotta da Dio di verità in verità, fin dalla nascita e dalla culla del figlio di Dio, alla sua ascensione e seconda venuta dal Cielo per giudicare il mondo.

120) Veramente scopersi allora che il gran Dio era molto buono con me, perché, per quanto possa ricordare, non c’era nessuna cosa che allora io invocassi da Dio che mi fosse palesata e rivelata, se a lui non piaceva di farlo: neanche una parte dell'Evangelo del Signore Gesù, a meno che non vi fossi condotto con ordine. Io constatavo con grande evidenza, secondo quanto riferivano i quattro Evangelisti, la mirabile opera compiuta da Dio inviandoci Gesu Cristo a salvarci, dal concepimento e dalla nascita, fino alla seconda venuta per giudicarci: mi sembrava di averlo visto nascere, crescere, percorrere questo mondo, dalla culla alla croce; e quando egli vi giunse, io vidi con quanta gentilezza egli si consegnò per essere appeso e inchiodato per i miei peccati e le mie azioni malvagie; ed inoltre, mentre meditavo su questo suo cammini, fui colpito dalle parole: "....ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato negli ultimi tempi per voi" (1 Pi. 1:19,20).

121) Quando ebbi constatato anche la verità della sua resurrezione, ed ebbi ricordato le parole "Non mi toccare, Maria, ecc.", mi parve di vederlo balzare all’apertura della tomba per la gioia di essere risorto, e di aver sopraffatto i nostri ternibili nemici (Gv. 20:17). In spirito lo vidi anche sedere, lui uomo, alla destra di Dio che mi è Padre, e vidi il modo della sua venuta dal Cielo per giudicare il mondo gloriosamente. Di tutte queste cose trovai conferma nelle seguenti Scritture: Atti 1:9.10 - Atti 7:56 - Atti 10:42 - Ebrei 7:24 - Ebrei 8:38 - Apocalisse 1:18 - 1 Tess. 4:17,18.

122) Una volta fui molto ansioso di sapere se il Signore Gesù fosse nello stesso tempo uomo e Dio, e Dio e uomo; e veramente in quei giorni, qualunque cosa dicessero gli uomini, tutto era niente per me, a meno che non lo ricevessi con evidenza dal Cielo, altrimenti non mi consideravo penetrato da nessuna verità di Dio; bene, ero molto turbato a questo proposito, e non sapevo come uscirne. Finalmente, mi venne alla mente quel passo del quinto capitolo dell’Apocalisse: "E tutti gli angeli erano in piedi intorno al trono, agli anziani e alle quattro creature viventi; essi si prostrarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio" (Ap. 7:11). In mezzo al trono, pensai, c’è Ia sua divinità; in mezzo agli anziani c’è la sua umanità. Queste parole mi sembrava che brillassero, erano un tocco splendido e mi procuravano una dolce soddisfazione; ed anche quell’altro passo mi fu di grande aiuto: "Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace" (Is. 9:5).     

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